Bentornati al consueto appuntamento con quella che probabilmente dovrei chiamare la rubrica “(D)ISTRUZIONE NEOLIBERISTA”.

Nelle precedenti puntate vi ho parlato di allucinanti esperienze universitarie: professori ignoranti convinti dell’esistenza del Gold Standard, seminari tenuti da magnati della finanza, critiche senza alcuna argomentazione nei confronti della Brexit ed abuso incondizionato del termine “populista”.

Nel bel mezzo di un’apparente tranquillità durante una normale lezione di sociologia le mie orecchie iniziano a carpire alcune affermazioni riguardo “l’inevitabile cambiamento sociale”. Giusto il tempo di drizzare le antenne e parte un copione che tocca tutti questi punti, a partire dal quadro assolutamente non criticabile della globalizzazione selvaggia.
Ecco cosa, a detta del professore, è inevitabile e a cosa dovremmo abituarci senza fare troppe storie e senza farci troppe domande, in ordine:

1) scomparsa dei ruoli sociali nella famiglia, nei gruppi e nell’organizzazione istituzionale;

2) ricezione del modello USA (liberista), denotato da forme di individualismo sempre più accentuate in ogni campo;
3) flessibilità del lavoro

“Dovete abituarvi anche a perdere il lavoro ed essere disposti a cambiare spesso. Oggi non funziona più come tempo fa che si faceva lo stesso lavoro tutta la vita…dovete reinventarvi.”

4) assenza del senso di appartenenza a qualsiasi gruppo/stato/etnia/religione.

5) assenza totale dello Stato e delle istituzioni
“Pensate alle pensioni per esempio, prenderemo il modello degli USA dei fondi di pensione indipendenti, non ci sarà più il concetto della tutela sociale, dei contributi, eccetera. Anche qui, forme di individualismo: in base a cosa hai fatto durante la tua vita avrai una pensione.”

Questo è quello che insegnano oggi nelle Università. Ci viene insegnata quella che io chiamerei la filosofia dell’inevitabile e che risponde esattamente all’ideologia liberista. Tu, giovane, devi imparare ad adattarti ad una realtà dura in cui l’unica cosa che conta è saperti vendere, essere camaleontico, senza radici, senza sicurezze o supporti di alcun genere, essere flessibile e saperti reinventare per rimanere a galla. E chi non ce la fa? Si arrangia. Solo i migliori sopravvivono, gli altri muoiono. E’ inevitabile.
Insomma, selezione naturale darwiniana e un pizzico di Thomas Robert Malthus e la lezione all’università è pronta. Il fatto non è che “le cose vanno così”, il che sarebbe criticabile e passibile di ribellione da parte di un giovane, ma che “le cose DEVONO andare così”. C’è molta differenza. E non preoccuparti che sull’altro piatto della bilancia hai gli immensi piaceri del viaggiare senza meta né radici. senza responsabilità, tutto è fluido e mutevole, sei LIBERO. Libero di che? Di essere precario materialmente e psicologicamente, di morire senza che nessuno se ne accorga, di non avere un’identità ed una dignità, di vivere per al servizio del grande profitto, senza diritti e tutele, affannandosi per anni a scalare una vetta impossibile fatta di competitività individuale prima ancora che tra Stati o aziende? Bello! Ecco in questo contesto lo Stato deve sparire proprio per non essere un ostacolo a questo bel futuro di merda che ci aspetta.

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Benvenuti nelle Scuole di Chicago nostrane, dove il neoliberismo viene insegnato in tutta serenità.

Caterina Betti

via Economia Democratica