Nuove regole per le banche europee, ma non per tutte. Dopo mesi di negoziati, il compromesso è stato trovato e il pacchetto dell’Unione bancaria sui requisiti di capitale che gli istituti di credito della Unione europea dovranno possedere per far fronte a eventuali perdite senza comportare una minaccia per il sistema finanziario è stato approvato. E la Germania, nonostante un’iniziale opposizione della Francia, è riuscita a esentare dalle norme, e precisamente dalla direttiva e dal regolamento Ue sui requisiti di capitale, ben 13 sue banche di sviluppo regionali e una seconda banca di sviluppo nazionale, oltre alla Kreditanstalt für Wiederaufbau (Kfw) cioè il corrispettivo della Cassa depositi e prestiti italiana. Così il cortocircuito è servito: mentre gli occhi dell’Europa sono puntati sulle intenzioni del prossimo governo italiano, da Bruxelles arriva un involontario assist agli euroscettici nostrani.

L’ASTENSIONE DI ITALIA E GRECIA. Il pacchetto sui requisiti di capitale è solo un primo passo per completare l’Unione bancaria. E il compromesso non è stato semplice da trovare. Secondo quanto Lettera43.it ha potuto ricostruire sulla base di colloqui con due fonti Ue vicine al dossier e sulla base di due documenti, la posizione del nostro Paese era stata chiarita nell’ultimo incontro tra ambasciatori: Roma aveva spiegato di volere un accordo sull’Unione bancaria nel suo complesso, non semplicemente un passo avanti sulla riduzione dei rischi senza un parallelo progresso sulla loro condivisione. Grecia, Portogallo e Spagna, invece, avevano domandato garanzie sull’assicurazione europea dei depositi, il terzo pilastro dell’Unione bancaria a cui Berlino e altre capitali del Nord oppongono strenua resistenza. Ma alla fine sia Madrid che Lisbona hanno accettato di andare avanti. Le nuove regole hanno avuto il via libera a maggioranza qualificata, mentre Italia e Grecia si sono astenute, facendo di fatto mancare il loro appoggio.

Il dossier sull’Unione bancaria deve essere ancora discusso con il Parlamento Ue

Durante i negoziati, tre Paesi membri hanno chiesto di aggiornare la lista delle banche di sviluppo e inserire un istituto nazionale. Secondo quanto risulta a Lettera43.it, uno di loro è Malta che ha creato il suo solo nel 2016. Altri tre Paesi, poi, hanno chiesto di inserire tra le eccezioni alcune unioni del credito sulla scorta di esenzioni simili accordate in precedenza. Infine, la Germania ha chiesto di esentare 13 Landesförderbanken, cioè istituti nati come driver dello sviluppo dei diversi Lander. L’ultima versione dell’accordo proposto dalla presidenza bulgara evita di fare apertamente i nomi dei Paesi che hanno proposto le eccezioni, ma precisa che la prima richiesta è stata sostenuta «da una larga maggioranza degli Stati», la seconda ha avuto «un ampio supporto» e della terza invece spiega solo che «il compromesso della presidenza esenta le 14 banche».

FRANCIA E ITALIA CONTRARIE. Secondo quanto dimostra un documento visionato da Lettera43.it, durante l’ultima riunione diplomatica in preparazione all’Ecofin, gli unici a opporsi apertamente alla richiesta tedesca sono stati i francesi ai quali, secondo altre fonti Ue, in occasioni precedenti si sarebbe affiancata anche l’Italia. La stessa fonte poi aggiunge che nemmeno la Commissione europea era favorevole a un’esenzione così ampia: il timore di Palazzo Berlaymont infatti è che, seguendo l’esempio tedesco, altri Stati Ue comincino a creare istituti simili e che le eccezioni si allarghino a macchia d’olio. Ma alla fine i ministri hanno accettato la richiesta, del tutto giustificata dal punto di vista tedesco dalla struttura federale dello Stato.

Le Landesförderbanken sono state riconosciute “banche pubbliche” dalla Commissione europea attraverso un accordo del 2002 e in nome di questo status hanno ottenuto di rimanere al di fuori di diversi vincoli comunitari. Ora con questo accordo sono riuscite a sottrarsi alle norme stringenti sul capitale che proprio la Germania sostiene con forza su tutti i tavoli europei. In base all’intesa, devono sì rispettare le regole sugli aiuti di Stato, quindi, ma non quelle volte a contenere il rischio.

via Lettera43