Di Paolo Becchi e Cesare Sacchetti su Libero, 19/06/2017


Contrordine, compagni. Il M5S rispolvera dall’armadio l’abito anti-immigrazione che da un po’ di tempo a questa parte aveva abbandonato e dismette quello pro-migranti degli ultimi tempi. Ci sarà da fidarsi? Anzitutto un po’ di fatti. L’ultima giravolta del Movimento sull’immigrazione si è registrata all’indomani delle elezioni, quando il sindaco Raggi scriveva al prefetto di Roma per chiedere una moratoria sui migranti perché la città è ai limiti della sopportazione. Le faceva eco Grillo sul blog invocando pene severe per i questuanti e proclamando la chiusura dei campi rom. Cosa è accaduto? La Rete ha memoria, diceva Gianroberto Casaleggio, e mai come in questo caso è utile per vedere qual era la posizione del M5S sui migranti a Roma. Scriveva Virginia Raggi in un tweet del 9 dicembre 2016: «I rifugiati sono nostri fratelli e sorelle. Roma città accogliente farà la sua parte».

È la stessa Raggi che prendeva carta e penna ieri per scrivere una lettera alle istituzioni nella quale afferma ora l’esatto contrario. In mezzo ci sono state le elezioni amministrative dell’11giugno, e i risultati per il M5S sono stati deludenti. Fuori dai ballottaggi in tutte le grandi città italiane, il Movimento comincia per la prima volta a fare i conti con la perdita di consensi. Al netto delle dichiarazioni di Grillo che facevano riferimento a «una crescita lenta» del M5S, è indubbio che i grillini stiano arretrando nei comuni da Nord a Sud. Ecco da qui il tentativo di recuperare consenso a destra nella speranza di sottrarli al temporaneo vincitore delle amministrative, ovvero il centrodestra, ed in particolare la Lega. Questo spiega anche l’ultima intervista rilasciata da Di Maio a questo giornale.

Le posizioni che il M5S prende appaiono sempre più prive di una visione, legate alla contingenza, frutto di tatticismi, tanto che oggi si può sostenere una posizione e domani quella esattamente contraria. Sul tema dell’immigrazione, ad esempio, convivono da una parte una corrente fermamente contraria ad un’immigrazione senza regole, e dall’altra una convintamente immigrazionista più vicina alle realtà dei centri sociali e dei gruppi antifà della sinistra radicale. A seconda della situazione Grillo passa senza difficoltà da una parte all’altra. La permanente ambiguità è documentata da un post contro lo ius soli apparso qualche giorno fa, su cui è ritornato anche Grillo.

Se qualcuno si sofferma a leggere questi post, difficilmente potrà capire come la pensa realmente il M5S sul tema dello ius soli. Si afferma che «è un pastrocchio all’italiana per dare un contentino a chi ancora si nutre di ideologie». Se è un pastrocchio, allora coerentemente verrebbe da pensare che sia una pessima legge e sarebbe legittimo votare contro. E invece alla Camera il Movimento si era astenuto e ora «coerentemente con quanto già fatto alla Camera, sul tema dello ius soli esprimerà voto di astensione». Ma tra i due voti non c’è alcuna coerenza. L’astensione alla Camera non esprimeva il dissenso, ma solo una mancata presa di posizione, frutto appunto delle lacerazioni interne al Movimento. Una soluzione pilatesca tra chi voleva votare a favore e chi voleva votare contro. Al Senato l’astensione tuttavia equivale al voto contrario. Quindi tra i due voti c’è differenza: ieri ci si è astenuti, oggi di fatto si vota contro. E, si badi, senza che la Rete degli iscritti al Movimento possa metterci becco.

Ma le contraddizioni non finiscono qui. Al Parlamento Europeo il M5S ha presentato degli emendamenti per dare vita alla figura del «rifugiato climatico», una categoria di persone che non fugge da guerre ma da «disastri naturali». In questo modo si estende enormemente il raggio di persone che potrebbero avere titolo allo status di rifugiato. Come si può chiedere di mettere uno stop all’accoglienza a Roma, quando a Bruxelles invece si lavora per l’esatto contrario?

Resta una domanda di fondo che tutti gli italiani dovrebbero porsi: ci si può fidare di un partito che sostiene tutto e il contrario di tutto, che ad esempio sulla legge elettorale nel giro di una settimana cambia idea due o tre volte, si accorda alla fine col Pd, e poi fa saltare il banco? In molte città gli italiani hanno iniziato a non fidarsi.

Sull’immigrazione troppe giravolte. Difficile credere alla linea dura di M5S