La Serbia si sta sottoponendo a sacrifici per risultare idonea all’ingresso nell’Unione europea. Anzi, proviamo a dirla in termini più adeguati. Il governo serbo sta sottoponendo la sua popolazione a sacrifici per entrare nell’Unione.

La Serbia si sta adattando ai parametri europei

La domanda di adesione inoltrata dalla Serbia a Bruxelles è da far risalire al dicembre 2009. Da lì è partita la procedura che ha portato all’inizio dei negoziati veri e propri il 21 gennaio 2014. Quello stesso anno Bruxelles ha datto una sua prima valutazione circa il rispetto dei parametri necessari da raggiungere per completare l’ingresso della Serbia nell’Ue. Il primo giudizio europeo era piuttosto severo in particolare per quanto riguarda il comparto economico del Paese. Bruxelles, in quella prima seduta, chiedeva più sforzi per “la libertà della circolazione delle merci, dei lavoratori e dei capitali”, oltre a un rinnovato impegno per migliorare la “competitività e i servizi finanziari” nel Paese. Il governo serbo non ha perso tempo.

Già nel 2014 venivano introdotte nel Paese le prime misure di austerity che comprendevano tagli alla spese pubblica e alle pensioni. Ma non è stato sufficiente. Nel 2015 la Serbia ha deciso di rivolgersi al Fondo monetario internazionale per ottenere un prestito, vincolato anch’esso alle riforme richieste dall’organizzazione sovranazionale. Si è trattato in quel caso di un totale di 1.41 miliardi di dollari, che ovviamente dovranno essere restituiti una volta raggiunti gli obietti richiesti dal FMI.

La Serbia è migliorata in competitività

A distanza di qualche anno il World Economic Forum, gotha dell’economia mondiale, ha tracciato un quadro più che positivo della Serbia. Si può così leggere sul sito ufficiale dell’organizzazione: “L’agenda di riforma è stata siglata dagli accorgimenti che abbiamo raggiunto con il Fondo monetario internazionale, e le tre revisioni positive suggeriscono un’implementazione di successo dell’ambizioso programma. Come risultato, il deficit generale dello Stato è stato tagliato dal 6.7% del Pil del 2014 a meno del 3% del Pil nel 2015. Il nostro obiettivo è di ridurlo sotto il 2.5% del 2017. Abbiamo anche iniziato un processo di riforme per migliorare la competitività, rendendo il mercato del lavoro più flessibile, affrontando l’economia ombra e riformando le procedure burocratiche”.

In realtà c’è una popolazione che patisce l’austerity

Un quadro dunque ottimistico e positivo per la realtà economica serba. Riporta tuttavia la Reuters che sono proprio ora in atto nel Paese delle massicce proteste da parte di lavoratori e pensionati contro il Governo. Una situazione che stonerebbe con la realtà idilliaca tracciata nemmeno un anno fa dal World Economic Forum. Eppure la famosa agenzia di stampa riporta come centinaia di serbi siano scesi in piazza a Belgrado questa settimana per protestare contro le politiche di austerity.

In particolare sarebbero stati i pensionati a subire i danni peggiori da questi tagli. La media delle pensioni in Serbia avrebbe raggiunto i 190 euro, il livello più basso registrato in Europa. Non finisce qui. La decantata crescita descritta dal World Economic Forum è in realtà “la più bassa nella regione” come sostiene il portale serbianmonitor. Le stime per il 2017 erano infatti per una crescita del Pil oltre al 3%, in realtà non si andrà oltre all’1,3%. Effetto perverso di queste politiche di austerity è poi il surplus raggiunto dallo Stato, stimato in 33 miliardi di dinari nel 2017, oltre a un avanzo primario di 104 miliardi di dinari.

L’ingresso della Serbia nell’Ue è ancora rimandato

Ciò vuol dire che lo Stato serbo incassa in tasse più di quanto spende per i cittadini e che la sua economia dipende quasi esclusivamente dalle esportazioni, il che porta come conseguenza una pericolosa svalutazione monetaria. La Serbia ha dunque sacrificato le face più deboli della sua popolazione per entrare nell’Unione europea. Tuttavia ciò potrebbe anche non bastare. Lo scorso 25 ottobre è arrivata una doccia fredda da parte del capo delegazione Ue a Belgrado: “Ci aspettiamo sforzi aggiuntivi (da parte della Serbia) perche’ si allinei gradualmente con la politica estera e di sicurezza comune della Ue fino alla data di adesione”. In particolare si fa riferimento all’ancora irrisolta situazione con il Kosovo (la Serbia non ne riconosce la legittimità) e alla vicinanza con la Russia. Sarebbe una beffa per tutti i pensionati scesi in piazza a Belgrado scoprire ora che questa mole di sacrifici non è servita a nulla.

L’articolo Serbia, quei sacrifici per entrare in Ue
che ricadono sulla pelle dei pensionati
 proviene da Gli occhi della guerra.