Secondo la narrazione mediatica principale in Italia uscire dall’euro porterebbe alla fine del mondo e ad una tragedia immane per i propri cittadini, ma se uscire dall’euro fosse invece il male minore?

Rimanere o uscire dall’euro è ovviamente una domanda complessa e necessita quindi di un vero dibattito, dove possano trovare spazio tutti i punti di vista. Nonostante il racconto dominante dei giornali e i diktat di Bruxelles, nell’opinione pubblica i conti non tornano.

“L’euro è irrevocabile” dice Mario Draghi, presidente della Banca Centrale Europea, ma che cosa significa esattamente? Qual è il rischio maggiore: rimanere o uscire dall’eurozona? Sputnik Italia ne ha parlato con Antonio Maria Rinaldi, economista, professore di finanza aziendale all’Università “Gabriele D’Annunzio” di Pescara, segretario di Alternativa per l’Italia.

Antonio Maria Rinaldi
© FOTO: FORNITA DA ANTONIO MARIA RINALDI
— Si parla di un’Europa a due velocità, professor Rinaldi questo riguarderà anche l’euro?
L'Europa a due velocità
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— Quando si parla di due velocità si parla di Europa, non di euro. Nell’intenzione della Signora Merkel e dell’establishment dell’Unione europea si parla di Paesi europei a due velocità, perché si è notato ultimamente che alcuni Paesi membri su alcune problematiche ritardano il processo decisionale. Quindi si dà la possibilità di non intralciare il percorso comune dell’Unione europea e anche di non aderire volta per volta alla normativa europea.Siccome è necessaria l’unanimità per alcuni provvedimenti, si rompe questo principio e si dà la possibilità ai Paesi “più virtuosi” di poter procedere e non aspettare gli altri. Per quanto riguarda l’euro difficilmente l’Unione europea accetta il principio di avere un euro A e un euro B. Questo anche perché tutti i Paesi che secondo l’Europa appartengono ad un Europa di serie B non hanno l’euro. Non si creerebbe nemmeno il problema quindi di fare due monete diverse nell’ambito euro.

— Mario Draghi ha dichiarato che l’euro è irrevocabile. Lei come interpreta quest’affermazione?

Euro
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— Draghi gioca sulle parole. I cambi fissati il primo gennaio 1999 sono irrevocabili: ad esempio la lira fu cambiata a 1936,27 e il marco a 1, 95583. Il valore del cambio è quello e non si muove. Altra cosa è dire che non si può ritornare indietro. Tutte le unioni monetarie fatte nei secoli che non hanno previsto anche un’unione politica sono fallite. Negli Stati Uniti c’è stata un’unione monetaria quando c’è stata quella politica, anche in Italia c’erano diversi Stati, vi è poi stata l’unione politica e c’è stata la lira, che è sopravvissuta fino all’euro. Laddove ci sono stati degli accordi al di fuori dell’unione politica, questi sono sempre falliti. Anche l’euro, visto che non c’è nessuna volontà, ad iniziare dai tedeschi, di fare un’unione politica, fallirà. È solo questione di tempo.

Il problema è un altro a mio avviso: fino a quando i governi nazionali sono disponibili a far pagare ai propri cittadini questa insostenibilità? Personalmente penso che il limite sia già stato superato da tanto.

A riprova di ciò ci sono da una parte i cosiddetti movimenti populisti, dall’altro c’è la paura del cambiamento dei vari Paesi che compongono l’Unione europea. La popolazione europea è molto tradizionalista, ha paura del cambiamento e all’ultimo preferisce lo status quo. In Francia infatti ha vinto Macron, anzi è stato eletto soprattutto perché tutte le forze politiche francesi si sono coalizzate per non fare vincere la Le Pen.

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— Gli antieuropeisti e gli economisti contro l’euro vengono spesso criticati, l’uscita dall’euro secondo l’altro fronte sarebbe infatti un dramma colossale. Lei non crede che questo processo possa portare a dei rischi?

— I cosiddetti antieuropeisti sono quelli che combattono quest’Unione europea, perché l’Europa è tutta un’altra cosa. Anche la Russia è Europa, ma noi non siamo contro la Russia. Il concetto fondamentale è distinguere l’Unione europea dall’Europa. L’Europa è molto più grande dell’Unione europea.

Eurozona
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Sicuramente qualsiasi soluzione, sia rimanere sia uscire, procura nocumento e disagio. Si tratta di valutare quale sia lo svantaggio minore. Siamo arrivati ad un punto tale quando si paga un prezzo sia per rimanere sia per poter uscire. Bisogna capire se l’uscita dall’euro dia la possibilità di migliorare, rimanendo invece questa possibilità è preclusa. Sono stati fatti dei danni enormi, quindi non è che uscendo domani dall’euro risolviamo i problemi, ci vogliono anni e anni per compensare i danni che sono stati provocati dalla conduzione attuale della moneta unica.È anche vero che se non si esce i danni saranno sempre peggiori. Metaforicamente sarebbe come dire: ti devo tagliare un braccio, sicuramente fa male, però ti salvo la vita. È una scelta dolorosa, ma alla fine si rivelerà essere quella meno dolorosa. È chiaro che questo processo deve essere gestito da persone estremamente capaci, non dalle stesse persone che oggi non sanno gestire l’appartenenza all’unione monetaria.

— Accanto a lei ci sono diversi economisti che condannano l’attuale gestione dell’euro e vedono la soluzione nell’uscita dall’euro. Secondo lei vi daranno retta, si aprirà un dialogo serio e costruttivo fra i due fronti?

— Anni fa sarebbe stato impossibile solo parlare di questi argomenti, oggi il dibattito è aperto, ancora però non ha raggiunto un livello paritetico. Nei media ancora non c’è uno spazio pari di opportunità per poter informare il pubblico. Si sa, purtroppo i giornali e i media fanno parte di un disegno di pensiero unico.

I cittadini iniziano a capire sulle proprie spalle quali siano gli enormi errori fatti e soprattutto che tutto l’impianto della moneta unica e della conduzione politica dell’Unione europea non è a vantaggio dei cittadini, ma dei grandi gruppi industriali. Non c’è alcuna simmetria fra le due forze, mentre invece originariamente il progetto europeo era stato “venduto” come un progetto a favore della popolazione, mentre i cittadini europei sono quelli che poi alla fine c’hanno rimesso di più.

Sputnik