Stop delle ferrovie per due giorni a settimana fino al 28 giugno. Ferma pure Air France

Tredici settimane per piegare Macron. La risposta al presidente della Repubblica che si vantava di non sentire «rabbia nel Paese» arriva dai ferrovieri.

La protesta della Sncf si combina a quella di Air France, degli studenti e dei lavoratori del settore energetico fino ai netturbini. Un clima che proietta Macron in una «convergenza di lotte» che puntano a indebolire la sua marcia riformista.

Dalle 19 di ieri i trasporti su rotaia sono bloccati o ridotti: ostaggio dei sindacati per due giorni a settimana fino al 28 giugno.

È la prova di forza dell’Eliseo. Il presidente vuole ridisegnare lo statuto della Sncf con la fine dei contratti speciali dei ferrovieri. Un passo per rendere più competitiva la compagnia, secondo Macron, tagliando benefici per nuovi assunti e mantenendo «solo» quelli per i 150mila lavoratori già in organico. La riforma punta ad abbattere gli aumenti automatici di stipendio e i viaggi in treno gratuiti per le famiglie dei dipendenti. Il 53% dei francesi giudica lo stop «ingiustificato». La ministra dei Trasporti, Elisabeth Borne, parla di atteggiamento «irresponsabile», mentre i deputati della maggioranza ripetono il mantra: «Trasformazione del Paese contro blocco». Il rischio è che i manifestanti si trasformino nei migliori promotori dell’immagine riformista che il capo dello Stato vuole dare a se stesso, scrive Ivan Rioufol sul blog de Le Figaro. Perché alla fine, ciò che interessa ai francesi, è potersi muovere senza inconvenienti. I fruitori del servizio cercano alternative per spostarsi: covoiturage e bus le preferite dai giovani. Difficoltà per gli over 50, che si aggirano nelle stazioni chiedendo ai box quale treno passi: solo 1 su 8 ad alta velocità. Uno su cinque tra i regionali. Quasi nulli i collegamenti per Spagna, Italia e Svizzera.

La riforma bypassa il Parlamento. È questo il punto che suscita più interrogativi. Il governo vuole «andare veloce», approvando a colpi di decreto le modifiche, e i cittadini restano in balìa dei desiderata della Sncf che fino al 28 giugno terrà il punto e paventa pure un maxi sciopero in occasione delle vacanze estive. Macron spiega che far circolare un treno in Francia costa mediamente il 30% in più rispetto ai Paesi vicini. Una riforma del settore sembra necessaria anche in vista delle norme Ue che apriranno alla concorrenza nel 2020. Ma i lavoratori Sncf temono la volontà di privatizzare e accusano il governo di voler «distruggere il servizio pubblico ferroviario per un dogmatismo ideologico che non risolverà né il problema del debito né quello delle disfunzioni».

Autobus e aerei low cost hanno eroso una quota importante dei profitti delle ferrovie francesi il cui debito si aggira intorno ai 45 miliardi. Nel solo 2017, Sncf ha un deficit di 3 miliardia fronte dei 14 di sussidi governativi. L’ultimo tentativo di riforma del codice del lavoro della Sncf fu di Alain Juppé nel ’95. Allora furono tre le settimane di sciopero contro l’ex premer che fu costretto alle dimissioni.

In agitazione restano anche i dipendenti di Air France, che chiedono un aumento salariale del 6%. Un volo su quattro oggi è cancellato. È la quarta mobilitazione in un mese e mezzo.

via Il Giornale