Vertice fra Angela Merkel e Mario Draghi. Cosa si saranno detti la cancelliera tedesca e il numero uno della Banca Centrale europea? Abbiamo provato a capirlo con il giornalista Giulietto Chiesa esperto di scenari geopolitici con il quale Lo Speciale ha anche affrontato il nodo della riforma della Ue proposta dalla stessa Merkel. Fra le novità l’istituzione nel bilancio europeo di un fondo per gli investimenti per colmare le differenze fra paesi dell’eurozona e l’unione bancaria. Intanto sul fronte italiano il neo ministro dell’Interno e leader della Lega Matteo Salvini ha annunciato di aver avuto un contatto telefonico con il premier unghrese Orban con il quale sarebbe stata convenuta la necessità di un’azione comune in Europa.

Cosa possono essersi detti ieri la Merkel e Draghi?

“Quello che si sono detti possiamo soltanto immaginarlo mettendo in fila un insieme di fattori. Siamo dentro una tempesta di grandi cambiamenti e questo ha portato i tanti protagonisti in campo a rivedere le loro strategie. Penso che la Merkel abbia sentito il bisogno di consultare Draghi per sapere cosa pensa di quanto sta avvenendo, e nel contempo lo stesso Draghi penso abbia tutto l’interesse a conoscere il pensiero della cancelliera tedesca. Si sono scambiati insomma reciproci punti di vista sulle tante questioni in campo”.

Per altro ieri la Merkel ha annunciato l’intenzione di proporre una riforma dell’Unione europea. Come valuta le ricette in agenda?

“Credo sia la prima mossa che la Germania mette in campo per definire l’agenda della discussione. Mi sembra un atto di realismo politico. E’ chiaro che ormai un confronto sulle regole europee sia diventato inevitabile e quindi alla luce di quello che sta avvenendo anche in Italia, tutti si preparano al negoziato. Prima negoziare era quasi proibito, una specie di sacrilegio, ma oggi la discussione sulle regole da modificare si impone con evidenza. La Germania si prepara quindi al negoziato proponendo i suoi parametri, quelli a lei più convenienti. Da quello che ho visto si tratta di misure molto insufficienti. Sarà necessario andare molto più in profondità, perché il trattato di Maastricht e il trattato di Lisbona non rispondono più alle esigenze che provengono dal basso. Certe spinte possono essere in parte sostenibili ed in parte no, ma quel che è sicuro è che le norme incluse in questi due trattati non sono in grado di reggerle”.

Si parla di un fondo per gli investimenti nel bilancio Ue per superare le diseguaglianze fra paesi dell’eurozona. Proposta utile o pericolosa?

“Potrà essere utile se non provocherà una nuova condizione di debito. Le spese per gli investimenti devono essere considerate spese extra, non possono essere fatte rientrare nell’ammontare del deficit. Se mi dicono che investire significa sottostare a dei parametri e restituire questi soldi a breve termine, allora credo non abbia alcun senso questa proposta. Se invece è un modo per uscire dall’austerità e finirla con le politiche di spending review alla Cottarelli allora ben venga questo fondo, a patto che gli Stati siano lasciati liberi di andare in deficit per fare investimenti”

E per quanto riguarda invece l’idea dell’unione bancaria?

“Questo è un discorso molto più complesso. Sarà necessario conoscere prima le regole. Se l’unione bancaria diventerà una reale cassa di compensazione in grado di consentire una redistribuzione del peso dei vari Paesi allora sarà positiva, ma se si trasformerà in una nuova trappola e impedirà qualsiasi libertà di movimento perché a decidere saranno i più forti, allora non converrà affatto. Se non sarà supportata da un principio di cooperazione e solidarietà concreto meglio non lasciarsi ingabbiare”.

Salvini ha detto di aver parlato con Orban e di aver convenuto con lui sulla necessità di fare fronte comune in Europa. Sta nascendo asse del sovranismo? Potrà contribuire a cambiare la Ue?

“E’ normale che il gruppo di Visegrad guardi con favore all’Italia ora che c’è un Governo euroscettico. Ma ci sono due questioni da non sottovalutare. La prima riguarda l’immigrazione. Se la linea sarà quella della chiusura delle frontiere da parte dei paesi dell’Est, allora Italia e Ungheria entreranno inevitabilmente in conflitto perché l’interesse dell’Italia è quello di redistribuire il peso dell’immigrazione sul resto d’Europa. Se da Visegrad non ci sarà collaborazione, allora difficile ipotizzare il successo di questo asse. La possibilità di un’alleanza c’è sicuramente invece sull’approccio da tenere con l’Europa e sulla necessità di riformare radicalmente le regole dell’Unione. Se si raggiungerà un compromesso sul tema dell’accoglienza allora vedo molto concreta la possibilità di un rafforzamento di questo asse  con prospettive interessanti per il futuro dell’Europa”.

Il Governo Conte come lo definirebbe: più di sinistra o di destra? Oppure neutro?

“E’ un Governo euroscettico con le idee molto confuse e contraddittorie. Non mi sembra che si possa considerare un governo di sinistra, ma bisognerà ora capire se potrà o meno scivolare verso destra. Il grande handicap del contratto Lega-M5S è quello di non avere una politica estera. Si parla genericamente di fedeltà al Patto Atlantico e questo è assurdo nel momento in cui la stessa alleanza atlantica appare spaccata in tutte le direzione possibili. Giurare fedeltà in questo senso significa porsi fuori dalla realtà. Ora bisognerà capire cosa Lega ed M5S intenderanno per fedeltà atlantica. Prima o poi dovranno scegliere dove stare, con chi stare e per fare cosa. Non lo faranno subito, ma presto saranno chiamati a decidere. A quel punto allora potremo capire se sono di destra o di sinistra”. 

L’articolo Riforma Ue, parla G.Chiesa: “Insufficiente e può essere pericolosa” proviene da LO_SPECIALE.