RIECCO TUSK. PERCHE’ L’OLIGARCHIA UE NON SA E NON PUO’ CORREGGERSI

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E  così, la UE ci ha dato di nuovo Donald Tusk come presidente del consiglio europeo: 27 voti di altrettanti ministri degli esteri, contro un NO: quello della Polonia. Il governo polacco del PiS (Prawo i Sprawiedlywosc, Diritto e Giustizia, il partito il cui leader è Jaroslaw Kaczynski, esponente storico della destra patriottica e cattolica) non voleva Tusk, che era stato capo del governo che ha perso le elezioni in Polonia contro il PiS.

Un atto di arroganza e cecità ideologica, che mostra come il sistema oligarchico europeo non sia capace di correggersi, e si getti a corpo morto ad una politica faziosa e di parte (alla faccia delle neutralità tecnocratica) a rischio di darsi la zappata fatale sui piedi. Infatti, come risposta a questo schiaffo, il governo polacco eletto, per voce della prima ministra  Beata Szydlo, ha  rifiutato di pubblicare il testo delle decisioni del vertice europeo, che  contiene decisioni presunte vincolanti sull’immigrazione (ben sapendo che l’intero gruppo di Visegrad non le applicherà); ed ha fatto capire che si opporrà al progetto della “Europa a due velocità” (qualunque cosa voglia dire), elaborato senza consultare gli altri da tre fantasmi: Hollande e Merkel, che fra poco non ci saranno più, e Gentiloni, che non è mai esistito. “Nulla può essere deciso senza il nostro consenso”, aveva detto Beata Szydlo.

I tre spettri sono riusciti a farsi seguire dai loro satelliti mettendo la Polonia in così solitaria minoranza. Vittoria di cui vedremo le conseguenze al cosiddetto vertice di Roma del 25 marzo, quando gli spettri celebreranno i sessant’anni della “Unità Europea” sulla base del disprezzo ideologico, ormai aperto, della volontà popolare e delle elezioni libere, e l’opposizione senza scrupoli all’emergere di nuovi leader diversi da loro, contro cui l’oligarchia UE ad egemonia tedesca è scesa in lotta senza infingimenti.

Un esempio, che riguarda appunto la Polonia. Gli oligarchi (e i media) vi ripeteranno che il governo del PiS di Kaczynski e la sua premier violano il principio della divisione dei poteri, pretendendo di scegliere i giudici della  corte costituzionale; è dunque antidemocratico, e sarà punito con sanzioni.

La verità è un po’ diversa: è che il partito che ha perso le elezioni, appunto quello di Donald Tusk (Piattaforma Civica), prima di doversene andare e lasciare le leve del potere, ha nominato in anticipo cinque giudici costituzionali  (gente sua), che avrebbero dovuto rimpiazzare la altrettanti giudici…. il cui mandato scadeva nell’ottobre 2015, ossia dopo le elezioni che hanno sconfitto Tusk e i suoi. La UE, dunque, esige dal governo di Varsavia di lasciar insediare qui giudici scelti di Tusk, con una forzatura come minimo, per non dire una illegalità evidente. Da che parte sta la “legalità”?

Ovviamente il PiS ha risposto alla forzata imposizione burocratica con altre forzature, 6 leggi in un anno sulla Corte suprema: ma la costituzione polacca dice che è il parlamento a scegliere i giudici costituzionali, e nel parlamento il PiS ha la maggioranza assoluta.

L’oligarchia europea ha reagito verso il governo Kaczynski nello stesso modo in cui l’oligarchia americana reagisce verso Trump: “Come un intruso che non merita di governare”; e non merita perché non condivide la loro ideologia, e per di più è stato votato, un  metodo di scelta che l’oligarchia disprezza apertamente.

Anche in Italia preferisce infatti i non-votati-da-nessuno, da Monti a Gentiloni.

Il vice- presidente della Commissione europea, l’olandese Frans Timmermans, incaricato nella UE (orwellianamente) del “Miglioramento della legislazione, delle relazioni inter-istituzionali, dello stato di diritto della carta dei diritti fondamentali” (sic) ha deferito Varsavia al Consiglio della Ue per l’applicazione di sanzioni (al solito). Il lato paradossale è che l’Olanda, di cui Timmermans è stato ministro degli esteri tanto tempo fa, non ha nemmeno una Corte  Costituzionale, e dunque il suo parlamento può permettersi quegli atti ed arbitri che Timmermans rimprovera al parlamento polacco, considerandoli strappi alla legalità.

Inglobati paesi dalle storie inconciliabili

Da qui appare plasticamente uno degli effetti collaterali della oligarchia burocratica, che ha voluto con ingordigia allargare la UE a 28 paesi, unendo a tavolino  –   in forza della sua ideologia non si sa se illuminista o demenziale – paesi con storie troppo diverse e  istituzioni profondamente differenti, e anche inconciliabili concezioni del diritto.  Hanno voluto inglobare la Polonia, Ungheria e Slovacchia, Romania  e Bulgaria invadendo il vuoto di potere dell’ex Patto di Varsavia, creando senza necessità una situazione di ostilità geo-politica alla Russia? Ecco una delle conseguenze. Si pensi che gli oligarchi volevano (e ancora vorebbero) integrare nella UE la Turchia, oggi sotto il sultano Erdogan, e si tremi. Ma pensate che l’oligarchia riconosca i propri errori, sia disposta a fermarsi nella discesa verso la rovina? Se avete visto la presunzione con cui la Mogherini, qualche giorno fa, ha ingiunto a Serbia e Albania di entrare nella Ue (e NATO) perché “il futuro dei Balcani è questo”, capite che questi signori sono degli automi che agiscono secondo un programma predeterminato negli anni ’50, quando Jean Monnet attuò i primi organi dell’Europa sovrannazionale da realizzare all’insaputa dei popoli.

Si aggiunga che Timmermans, l’accusatore della  Polonia, è un socialista,  quindi anche lui uno spettro di un sistema di potere e un’ideologia di parte, che le elezioni olandesi – vinca o no Wilders – sta per spazzare via. Ciò che non ha impedito a Timmermans che lui agisce per il bene della società polacca: tipica arroganza degli oligarchi che ormai dovremmo riconoscere, pretendono di sapere quale sia il bene dei popoli meglio dei popoli stessi, che ovviamente sbagliano.

Noi italiani abbiamo sopportato, anzi accettato volentieri, questa arroganza. Invece il ministro degli esteri polacco Witold Waszczykowski, al vertice di Monaco del 17-19 febbraio, ha risposto a Timmermans che il parlamento polacco rispettava la costituzione polacca, e non l’idea di tale costituzione che s’era fatto Timmermans, il quale non conosce la lingua, non ha letto la Costituzione polacca in lingua originale, e ignora le sottigliezze del dibattito interno sul conflitto giudici-governo. Magari avessimo avuto noi un ministro così, la nostra economia non sarebbe stata devastata dall’egemonia e concorrenza tedesca. Invece abbiamo avuto Gentiloni: il genio che ha fatto la campagna per Hillary, ed ora si aggrappa come parente povero alla Merkel e a Hollande, obbedendo loro perché poi lo fanno mangiare in cucina e chiudono un occhio sui suoi debiti cresciuti.

Ma quale è stata la reazione UE alla risposta di Waszczykowski? Ha mandato come rappresentante della Commissione europea a Varsavia  Marek Prawda: ossia la persona che era rappresentante della Polonia alla UE per conto del governo di Tusk che ha perso le elezioni (bisogna continuare a ricordarlo), e che il nuovo governo aveva gentilmente licenziato solo due mesi prima, come logico in quanto Prawda era un esponente dell’opposizione sconfitta. Non è solo uno schiaffo in faccia ad uno stato membro; è l’insediamento a Varsavia, da parte della UE, di un oppositore politico attivo al governo in carica, con evidenti intenti di provocare una “primavera colorata” e ovviamente “democratica” per rovesciare il PiS. Ingerenza e sovversione di cui anche noi italiani conosciamo qualcosa, vedi  il golpe contro il governo Berlusconi grazie alla Banca Centrale e Mario Draghi.

Questo Prawda (nome omen) ha infatti subito cominciato l’opera affidatagli. Ha inviato alla Commissaria europea per la politica regionale, la romena Corina Cretu, un rapporto “segreto” in  cui si dice che la Polonia calpesta sistematicamente lo stato di diritto, ed è un posto in cui i giudici sono minacciati fisicamente per la strada…ovviamente queste parti del rapporto “segreto” sono state spifferate ai media; quando Varsavia ha chiesto spiegazioni, alla  Commmisione, questa ha rifiutato di rispondere adducendo la motivazione: la Commissione non commenta un documento che avrebbe dovuto restare confidenziale. Esattamente come se in Polonia nemmeno esistesse  un governo, dato che quello che c’è non piace, è formato da intrusi che l’Oligarchia non giudica meritevoli di governare.

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Quindi la UE dei 27 (contro 1) ci ha dato di nuovo Donald Tusk: uno che non solo è tuttora presidente del partito Piattaforma Civica  avverso al PiS e non ha rinunciato a quella carica partitica,mostrando  così apertamente di  essere lì come uomo di parte; il vostro cronista ricorda che, nei giorni dopo l’11 Settembre a Washington, Donald Tusk era  ospite fisso e carissimo dell’American Enterprise, il think-tank di  Wolfowitz, Perle, Ledeen che era la centrale israeliana del governo Bush, governava il Pentagono dietro le spalle di Rumsfeld, e aveva probabilmente organizzato l’attentato  “di Al Qaeda”  per scatenare l’America nei due decenni di guerre anti-islamiche che conosciamo.  Proprio pochi mesi prima, nel gennaio 2001, Tusk aveva fondato il suo partito, Piattaforma Civica: un partito artificiale, ripetutamente battuto alle elezioni, ma che con l’aiuto occidentale ha infine sfondato  nel 2007. Quando poi ha riperso nel 2011, subito è stato accomodato sulla poltrona di presidente del consiglio europeo – che aveva occupato   come presidente a rotazione in quanto capo del governo polacco.  Non c’è da stupire che Tusk sia stato il primo a proclamare che Donald Trump, appena eletto,  “è un pericolo per la UE”.

I membri dell’American Enterprise, al governo dopo l’11 Settembre.

Insomma Tusk è un neocon “americano”, ed è probabilmente stato selezionato dai neocon fin da allora per  recitare la sua parte in Polonia e oggi nella Ue, dove l’oligarchia è parimenti complice delle politiche neocon di destabilizzazione del Medio Oriente, in combutta totale con la Cia, le multinazionali,  il  progetto globalista.

Ora questa  oligarchia sta difendendo con i  mezzi sopra descritti , brutalità unita a singolare stupidità, la sua permanenza al potere, minacciato dal Brexit, dall’elezione di Trump, dal Gruppo di Visegrad, dalle rivelazioni di Assange sullo spionaggio  americano presos il consolato di Francoforte…tutto sembra sgretolarsi attorno a lorsignori, ma loro  non sanno fare altro che ripetersi.   Probabilmente non possono fare altro. Il fatto che si tengano Tusk (come Juncker) mostra che essi non   hanno ricambi.  Ma  affidano le loro speranze alla sovversione nei paesi che si ribellano. E continuano a: imporre milioni di immigranti islamici a popoli di forte identità, a tentare l’allargamento ad Est di paesi sempre più estranei alla storia europea, a proclamare come Draghi che “l’euro è irreversibile” (frase che dovrebbe indurre gli euro-entusiasti agli scongiuri), a fare la guerra fredda contro Mosca, a tenere in piedi il regime di Kiev nato dal golpe pagato dal Dipartimento di Stato.

Si può applicare a loro perfettamente l’accusa beffarda che Talleyrand applicò ai reazionari  monarchici tornati al potere in Francia dopo la caduta di Napoleone: una classe che “non ha dimenticato nulla e non ha imparato nulla”.

Effetto della menzogna primaria dell’11 Settembre

Come mai non possono fare altrimenti? Certo, s’attaccano ai benefici, emolumenti, posti di potere.  Ma io credo che il motivo cruciale e profondo sia da far risalire proprio all’11 Settembre 2001.  A quella menzogna primaria.  Questa è la classe che in Europa ha accettato il gigantesco false flag, ha sottoscritto la menzogna delle versione ufficiale; ha dato il suo assenso al colpo di Stato neocon che quel false flag ha coperto; ha partecipato alle guerre dei neocon  e alle sue destabilizzazioni criminali, ha partecipato ai benefici, ai profitti  e alle spartizioni  delle spoglie di Libia, Irak, e sperava, di Siria. Dai cambiamenti, questi hanno da temere molto più che la perdita delle prebende; la perdita della testa, sotto una ghigliottina. Temono di  dover rendere conto delle loro complicità in alto tradimento, strage, assassini  extragiudiziali, interrogatori  sotto tortura, omicidi di capi di stato, guerre contro paesi che non ci  minacciavano.

E’ l’Impero della Menzogna che hanno costruito, con tutte le conseguenze di immoralità e  falsità che ne derivano.  Solo Vladimir Putin ne ha enunciato le falle: “Molti paesi oggi cambiano le norme morali  […] Si chiede alla società non solamente di rispettare il diritto di ciascuno alla libertà di pensiero, alle opinioni politiche e alla vita  privata; ma si impone loro di fare una equivalenza fra il bene e il male,  concetti opposti”.

Un’oligarchia che ha aderito alla Menzogna Primaria dell’11 Settembre e che nel Male affonda da 17 anni è entrata nel Male, è ovvio che veda la sua salvezza nell’imporre l’equivalenza tra bene e male, nel cancellarne la coscienza in tutti gli altri campi – dal gender alle nozze gay, confondere la differenza tra uomo e donna, stravolgere il diritto e il torto, oscurare la differenza tra il giusto e l’ingiusto – anche sociale, l’arricchimento dei pochi e l’immiserimento dei più.   Solo confondendo i due concetti contrari può sperare di mantenere il potere.

Putin è il solo che sembra in grado di enunciare le conseguenze di questa stortura originaria  sull’umanità occidentale: “Non solo una tale distruzione dei valori tradizionali ha effetti negativi sulle società, ma è anche fondamentalmente antidemocratica,  perché queste sono idee astratte applicate alla vita reale  a   dispetto di ciò che pensa la maggioranza delle persone”.

La premier polacca Beate Szydlo e la Merkel. Nel gelo.

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