Di Paolo Becchi e Antonio Maria Rinaldi su Libero, 29/03/2017


Dopo i festeggiamenti per i sessant’anni del Trattato di Roma che oltre alle strette di mano e foto di rito non hanno prodotto di fatto nulla, potrà a prima vista sorprendere la proposta molto concreta lanciata da uno dei Padri di questa Europa, Valéry Giscard d’Estaing, già Presidente francese e uno dei personaggi più attivi nel processo che ha portato alla Ue e all’euro. Come sorprende che nessuno in Italia abbia ancora commentato il tentativo del vecchio leader francese di rilanciare una Unione ormai moribonda.

L’idea, apparsa proprio qualche giorno fa per mezzo di una lunga intervista al settimanale italiano L’Espresso, prefigura un nuovo «patto» fra i vecchi Paesi fondatori della Cee e «colonne portanti» dell’attuale Ue (Francia, Germania, Italia, Belgio, Olanda e Lussemburgo) più Spagna, Portogallo e Austria in sostituzione/evoluzione a quello generato da Maastrich in poi, che si sta rivelando, fuori dalla ogni retorica, un totale fallimento. L’idea è la seguente: i Paesi indicati dovrebbero da subito rendersi disponibili a mettere in comune le politiche economiche, i deficit, i sistemi fiscali e i debiti.

Naturalmente promotori e conduttori della governance di questa nuova versione dell’Unione sarebbero le solite Germania e Francia e tutti gli altri nello scomodo ruolo di prendere o lasciare. Crediamo fermamente che questa evoluzione dell’Unione Europea 2.0, per l’occasione chiamata dallo stesso Giscard d’Estaing «Europa», che in qualche modo si intravvede nel discorso di un’Europa a diverse velocità, pecchi proprio dello stesso errore fondamentale che sta portando l’attuale Ue e l’euro alla inevitabile deflagrazione: l’insostenibilità di legare Paesi con economie strutturalmente molto diverse a una moneta comune, costringendole a perseguire le stesse politiche economiche che non tengano conto minimamente dei rispettivi fondamentali macroeconomici. Anche questo tentativo, se sarà realizzato, sarà destinato ad infliggere ancora più conseguenze negative a danno dei cittadini e di economie come la nostra.

L’unica cosa che consola sta nel constatare che il mezzo tecnico per la mutualizzazione del debito, cioè gli eurobond, sono già stati espressamente bocciati come non realizzabili ne lminuzioso accordo della Grosse Koalition (185 pagine!) stilato all’inizio dell’ultimo governo Merkel nato nel dicembre del 2013, e a cui ha partecipato anche la Spd del quotato sfidante alla prossima Cancelleria Martin Schulz. Pertanto difficilmente i tedeschi accetteranno, comunque andrà a finire fra Merkel e Schulz, la condivisione dei debiti con altri Paesi, specialmente in un momento di crisi protratta di debiti sovrani. La formula enunciata dall’ex presidente francese ha la pretesa di far rientrare dalla finestra il tentativo di costituire gli Stati Uniti d’Europa, dopo che proprio la Germania e la Francia hanno di fatto manifestato di non volerli. Ma l’idea partorita da Giscard fa trasparire sempre più l’affanno delle istituzioni politiche europee nel riuscire agovernare una situazione che ormai è sfuggita dalle loro mani e che a questo punto solo con una coercitiva unione politica potrebbe in qualche modo continuare. E così ecco un nuovo tentativo, destinato al fallimento.

Perché al posto di un’Unione a diverse velocità non lasciamo che ogni Stato trovi la velocità di cui ha bisogno per crescere e svilupparsi, senza danneggiare gli altri? Per salvare l’Europa, che è per fortuna cosa ben diversa dall’Unione Europea e dall’euro, bisogna ripartire dalle identità nazionali. Aver dimenticato la molteplicità di queste identità, averle volute reprimere, è stato il grosso errore di coloro che hanno costruito questa Europa. Hanno fallito. Ma non avranno mai il coraggio e l’onestà di ammetterlo.

Tratto dal Blog di Paolo Becchi