di Remy Herrera (Università Parigi 1, la Sorbona) per Marx21.it

Traduzione di Lorenzo Battisti

La Francia è abituata a scioperi e manifestazioni. Ma in questo inizio di primavera, l’atmosfera è insolitamente pesante, tesa. I discorsi del Presidente e dei media che affermano che si sta ripristinando l’ordine sono troppo frequenti per non essere certi che si stia preparando qualcosa di grave. L’insoddisfazione è aumentata di una tacca nelle ultime settimane. Grazie soprattutto a Macron, che dice di ascoltare le proteste e finge di dialogare con coloro che lo prendono da parte, ma fa bastonare tutto ciò che muove. A metà aprile ha inviato 2.500 soldati per evacuare circa 100 attivisti radicali dalla “zona da difendere” (ZAD) di Notre-Dame-des-Landes, nella parte occidentale del paese.

Questi attivisti, dei movimenti ecologisti e autonomi (estrema sinistra), avevano impedito la costruzione di un aeroporto e occupato i luoghi trasformati in piazzole aperte, alla ricerca di spazi agricoli alternativi e collettivi, rifiutando la proprietà individualizzata. Il giorno dopo l’intervento, gli “zadisti” erano cinque volte più numerosi per affrontare le forze dell’ordine. Allo stesso tempo, Macron ha lanciato il CRS (le squadre mobili della polizia) ad allontanare gli studenti che occupavano la Sorbona e Tolbiac (un’università di élite) per protestare contro la “riforma educativa”. Altre università sono state immediatamente occupate, o rioccupate, come a Nanterre – e anche Sciences Po, l’università di élite in cui si è laureato lo stesso Presidente della Repubblica. A Lilla, gli studenti hanno dovuto sostenere gli esami tra due file di agenti di polizia.

I manifestanti parigini della giornata d’azione interprofessionale del 19 aprile – organizzata dalla CGT e che ha riunito 300.000 persone nel paese – hanno avuto diritto a cannoni ad acqua e granate a gas lacrimogeni, anche se nulla di serio lo giustificava. In assenza di sostegno popolare, è con l’invio delle truppe contro la resistenza pacifica che il Presidente intende dimostrare la sua forza. Sostenuto dall’alta finanza, può certamente sentirsi molto forte.. Così forte da poter dichiarare una guerra sociale. E può sfidare il popolo, in nome delle “riforme necessarie”, e nel disprezzo del dialogo sociale. Oggi è la spina dorsale del movimento operaio che Macron vuole rompere, a partire dai ferrovieri, la prima linea di difesa del servizio pubblico che ha permesso una cristallizzazione delle proteste.

Come la Thatcher, ai suoi tempi, aveva spezzato i minatori. Tuttavia, il 3 aprile, primo giorno dei 36 giorni di “sciopero intermittente” alla SNCF annunciato a livello nazionale dai sindacati dei lavoratori ferroviari, la direzione di Eurostar (la società ferroviaria anglo-francese incaricata dei treni ad alta velocità tra la Francia e il Regno Unito, attraverso il tunnel sotto la Manica) ha tentato di trasferire i dipendenti dal deposito di Leyton (Londra Est) a Parigi. Con un’azione congiunta della CGT e del RMT (sindacato britannico dei trasporti), i lavoratori francesi e britannici si sono organizzati e hanno impedito ai capi di interrompere – illegalmente – lo sciopero in Francia ricorrendo a dipendenti britannici. È stata dimostrata l’efficacia della solidarietà internazionale tra i lavoratori.

In questo momento, la posta in gioco è alta. Due visioni della società si scontrano: una, presentata come “superata”, è quella della solidarietà, della giustizia sociale, della rinnovata speranza per i giovani, di un futuro comune; l’altra, neoliberale, della strategia delle élite, è destinata a fallire e getta la maggior parte della popolazione in una situazione di stallo. Per quanto tempo questa maggioranza – il mondo del lavoro – arretrerà di fronte alla minoranza privilegiata che la schiaccia?

Il 19, i settori chimico, elettrico e del gas sono entrati in lotta. Sarà una guerra di logoramento. La domanda posta il 19 aprile è quella giusta: come trovare, nelle lotte, le condizioni per la loro convergenza? Nonostante le divisioni sindacali – in cui le giovani generazioni scoprono ciò che i loro anziani sanno da tempo: che le frange socialdemocratiche stanno tradendo i lavoratori – sta emergendo un fronte del lavoro. Certamente, per il momento, le forze della sinistra politica non sono all’altezza della sfida. Per tutti, il rifiuto di discutere la questione dell’euro e della camicia di forza europea blocca il futuro. Solo questa mancanza di organizzazione della sinistra politica permette ancora ai borghesi di addormentarsi quasi tranquillamente. In vedetta, l’estrema destra osserva.

E come quando la Francia monarchica conquistò l’Algeria schiacciando le rivoluzioni del 1830 e del 1848, è necessaria una guerra imperialista per accompagnare la guerra sociale. Cantandoci il verso delle “armi chimiche” cantato una volta da Bush, Macron è andato obbediente in guerra dietro Trump e May per bombardare la Siria. I due volti guerrieri del capitalismo …

via L’Antidiplomatico