Nella Polonia che la UE cerca di punire per la difesa del proprio interesse nazionale, al grido di “è a rischio la democrazia”, puntuale come da programma, il maggior quotidiano economico del paese pubblica e firma una lettera aperta scritta assieme a importanti accademici, imprenditori e tecnocrati polacchi. Lo scopo: chiedere al governo l’adesione all’euro. Per noi italiani, un deja-vu: gli argomenti a sostegno dell’adesione sono quelli riservati a un pubblico considerato adolescente – non rimanere da soli, essere razionali, entrare nel “club dei paesi giusti” – con in più “il terrore della Russia” per ovvi motivi storici. La parte di élite nazionale più legata al capitale internazionale, che vorrebbe usare l’euro come metodo di governo per risolvere a proprio favore il conflitto di classe nazionale, si presenta come quinta colonna del progetto europeista. Ma per la fortuna del popolo polacco, fermamente pro-UE ma anti-moneta unica, il proprio governo ha ben chiaro quale sia il costo dell’adesione: privarsi della flessibilità per reagire a potenziali crisi e togliere al potere esecutivo la propria indipendenza. Da Politico.

Di Jan Cienski, 4 gennaio 2017

Le relazioni tra Polonia e Commissione europea sono terribili.

Ed è proprio per questo motivo che un gruppo di economisti e il più importante quotidiano economico del paese questa settimana hanno lanciato un’iniziativa affinché il paese adotti l’euro.

L’idea è emersa dalla crescente preoccupazione in Polonia che, dopo la Brexit e l’elezione del presidente francese pro-UE Emmanuel Macron, la UE potesse consolidarsi intorno all’eurozona a 19 membri. È un’idea un po’ donchisciottesca, data la realtà politica di Varsavia: il partito Legge e Giustizia, ben in sella nei sondaggi, guarda a Bruxelles con scetticismo e tra i suoi punti di riferimento c’è la visione dell’euro stesso come strumento di oppressione economica, dominato dalla Germania. Ma questo è solo uno dei modi in cui la Brexit sta scuotendo la visione dell’Europa in tutti e 27 i paesi che rimangono nell’Unione.

Le voci che oggi chiedono un ripensamento sull’euro si stanno appellando a un diverso tipo di oppressione nell’isolamento. Con l’uscita del Regno Unito, il gruppo di paesi non appartenenti all’euro include le relativamente piccole Svezia e Danimarca, e quindi i paesi dell’Europa centrale e meridionale, per la maggior parte poveri – molti dei quali hanno affermato di voler aderire alla moneta comune il più rapidamente possibile. E questo potrebbe lasciare la Polonia ai margini dei giochi.

La lettera aperta pubblicata sul giornale Rzeczpospolita sostiene che per la Polonia iniziare a lavorare per l’adozione dell’euro ha senso dal punto di vista sia politico sia economico  – è un impegno che si è assunta nel 2004 quando è entrata a far parte dell’UE.

Nella lettera si osserva che, anziché crollare, la zona euro è uscita dalle recenti crisi e costituirà il nucleo dell’UE in futuro. Con la metà delle esportazioni della Polonia indirizzate verso l’area della moneta comune, ha anche senso che Varsavia abbia voce in capitolo sulla Banca Centrale Europea.

La lettera sostiene che chiedere di aderire all’euro potrebbe modificare il dibattito sulla Polonia all’interno della UE. A dicembre, la Commissione ha avviato una procedura basata sull’Articolo 7 che potenzialmente potrebbe far perdere alla Polonia il proprio diritto di voto, a causa delle preoccupazioni per la sua aderenza allo stato di diritto.

Iniziare i preparativi per adottare l’euro potrebbe diventare un modo per la Polonia di uscire dall’impasse in cui si trova“, si sostiene nella lettera, aggiungendo che il paese dovrebbe usare la moneta comune per ancorarsi all’Europa occidentale: “In futuro saremo o nella zona euro, o nella zona di influenza russa“.

Il governo polacco non abbraccerà questa iniziativa esattamente con entusiasmo.

Non stiamo certo correndo verso l’eurozona; sta attraversando problemi e ha molti limiti“, ha dichiarato il mese scorso il primo ministro Mateusz Morawiecki all’ultra-cattolica Radio Maryja. “Non abbiamo fretta di rinunciare ai nostri vantaggi, inclusa la flessibilità per reagire a potenziali crisi“.

Il governo non ha risposto all’appello, ma i firmatari sperano che abbia comunque un impatto su Morawiecki – un ex banchiere, che è stato membro del consiglio economico di Donald Tusk, attuale presidente del Consiglio Europeo, quando questi era primo ministro polacco.

Morawiecki generalmente è una persona razionale“, ha affermato Witold Orłowski, economista alla PwC e in passato membro del consiglio economico. “Questo appello non è del tutto insensato. C’è una possibilità che possa avere effetto“.

La Polonia soddisfa i criteri macroeconomici per aderire all’euro – standard che soddisfaceva anche nel 2007, l’ultima volta che il partito Legge e Giustizia al governo è stato al potere. L’idea però all’epoca fu accantonata.

Tusk la resuscitò brevemente nel 2008, impegnandosi a unirsi all’euro entro il 2012, ma poco tempo dopo si verificò il crollo della Lehman Brothers, che scatenò la crisi finanziaria globale. Il governo di Tusk non è più tornato sull’idea dell’euro e non ha speso alcun capitale politico per sforzarsi di  convincere i polacchi che aveva senso aderire.

Sebbene l’anno scorso un sondaggio dell’organizzazione CBOS abbia rilevato che l’88% dei polacchi è a favore dell’UE, solo il 22% vuole adottare l’euro.

E questo nella politica interna rende difficile da vendere il progetto di lanciare una campagna pro-euro.

I tanti legami della Polonia con l’UE la pongono anche in una posizione delicata, se il governo cambiasse politica e chiedesse di aderire all’euro. Uno dei criteri è l’indipendenza della banca centrale, mentre il governo ha compiuto uno sforzo calcolato per mettere le istituzioni indipendenti sotto il suo controllo politico.

Non c’è dubbio che se la Polonia si candidasse all’adesione adesso sarebbe respinta per una serie di motivi“, ha dichiarato Orłowski. “Ma la politica può apparire in un modo oggi e in un altro modo tra due anni. Se Morawiecki è ragionevole e non ritiene che l’euro sia Satana, potremmo almeno iniziare il lavoro tecnico necessario per aderire prima o poi”.

via Voci dall’Estero