Tratto da una storia vera. Tutto quello che c’è da sapere sull’euro, ma non si è mai osato chiedere. Esce nelle sale italiane il 27 aprile il film documentario “Piigs”, che racconta le verità scomode sull’euro e sull’austerity. È finalmente giunto il momento di porsi delle domande, non è vero?

Piigs, ovvero sia “maiali”, sono stati definiti così dall’Economist e poi dal linguaggio finanziario mondiale i cinque Paesi, compresa l’Italia, che più hanno risentito della crisi economica. Le cause di questa terribile crisi ricadono davvero sull’inadempienza dei Paesi “maiali” o il problema risiede altrove, magari nei corridoi delle istanze europee?

Il 27 aprile al cinema esce il documentario “Piigs”, una vera sfida che rema contro la narrazione del mondo mediatico e del sistema europeista. L’opera autofinanziata e molto coraggiosa dei tre registi Adriano Cutraro, Federico Greco e Mirko Melchiorre propone al pubblico l’opportunità di porsi delle domande sull’euro e sulla crisi.

Narrato dall’attore Claudio Santamaria, il film invita il pubblico in un viaggio dal ritmo incalzante fatto di interviste a grandi esperti e personaggi come Noam Chomsky, Yanis Varoufakis, Warren Mosler e molti altri. Oltre la macroeconomia spiegata dagli economisti intervistati, i registi hanno raccontato la complessa storia de “Il Pungiglione”, cooperativa impegnata a dare sostegno a persone disabili e svantaggiate, ritrovatasi schiacciata dall’austerity e ora a rischio fallimento. “Piigs”, un film che riguarda tutti e ognuno, una storia vera che fa commuovere, sorridere e indubbiamente riflettere. Sputnik Italia ha intervistato i tre registi Adriano Cutraro, Federico Greco e Mirko Melchiorre.

I tre registi di Piigs:  Adriano Cutraro, Federico Greco e Mirko Melchiorre
© FOTO: FORNITA DA ADRIANO CUTRARO
I tre registi di Piigs: Adriano Cutraro, Federico Greco e Mirko Melchiorre

— Si parla molto spesso delle conseguenze della crisi economica, non sempre ci si domanda il perché. Esce finalmente un film dedicato all’euro e alla crisi, il primo nel suo genere potremmo dire?

Adriano: Ci saranno stati altri progetti che hanno affrontato questo argomento, però è la prima opera cinematografica che esce nelle sale e che tratta queste tematiche.

— Le vostre ricerche sono durate 5 anni, avete fatto interviste a molti personaggi importanti. Ritenete che sia l’euro l’origine di questa crisi? Che idea vi siete fatti?

Sterline
© REUTERS/ PHIL NOBLE

Mirko: Il documentario ha avuto una lavorazione durata 5 anni. Noi siamo dei registi, non siamo né economisti né politici, non possiamo quindi dire dov’è e qual è il problema. Le persone che abbiamo intervistato però sicuramente ne sanno più di noi e hanno fatto un’analisi estremamente critica nei confronti dell’euro e delle istituzioni europee in generale. Hanno messo in evidenza che più i Paesi Piigs ad essere inadeguati, lo erano proprio le fondamenta su cui si basa l’Unione europea e quindi anche l’euro.— Com’è nata l’idea di questo film?

Federico: Ci siamo incontrati qualche anno fa, Mirko e Adriano sono venuti da me sapendo che anche io mi interessavo a questi temi da tempo. È scattata subito l’idea che in tre ce l’avremmo fatta, da soli non ci saremmo mai riusciti. Sapevamo benissimo che si trattava di un lavoro molto complesso, sia dal punto di vista produttivo sia creativo. Tutti e tre da anni affrontavamo l’argomento, lo studiavamo, frequentavamo convegni ed eravamo impegnati in diverse ricerche. Tutti e tre sentivamo sulla nostra pelle il problema economico vero.

Eurozona
© FOTO: PIXABAY

Questo documentario è fondato su due binari importanti: il binario macroeconomico, fondato sulle interviste ai nostri esperti, filosofi ed economisti; d’altra parte c’è il binario microeconomico rappresentato nel film dalla cooperativa, cioè quello che succede nelle nostre tasche tutti i giorni a fronte delle decisioni prese nelle stanze dell’eurozona. Sentivamo sulla nostra pelle che le cose andavano male, continuavano ad andare sempre peggio. Abbiamo cominciato a sospettare che la medicina, che i politici e i mass media dicevano doveva funzionare, fosse peggio del male. Questa medicina è l’austerity.— È un film che parla di tutti, questa crisi l’ha sentita chi più chi meno veramente ognuno. Possiamo dire che è un’opera rivolta a tutti?

Adriano: Assolutamente sì, di solito inizio con dei dati, che sono raccapriccianti. L’Istat certifica che 4,6 milioni di italiani vivono in condizioni di povertà assoluta e 10 milioni di famiglie italiane vivono in condizioni di povertà relativa. Per un Paese occidentale sono dei numeri drammatici. Ovviamente a parte i numeri e i dati ufficiali, abbiamo effettuato decine di interviste ad artigiani, disoccupati e piccoli commercianti. In alcuni casi con estrema sofferenza e disperazione vivono una condizione insostenibile.

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Banconote euro e le forbici
© FOTO: PIXABAY

La cosa che ci ha colpito è stata la rassegnazione, in altri casi la rabbia cieca, perché alla fine non si riesce ad individuare questo nemico astratto che ti impone ricette economiche, poi tu le senti bene invece sulla tua pelle e la tua quotidianità. Siamo costretti a dei tagli di bilancio che poi si traducono in tagli alla spesa pubblica, all’istruzione, alla sanità e al rilancio dell’occupazione. Il risultato è sofferenza sociale. Abbiamo scelto di parlare della cooperativa “Il Pungiglione” nonostante le interviste, perché ci siamo resi conto che la sua complessità e peculiarità potessero rappresentare una storia universale.— Nel film avete contrapposto l’economia invisibile, che costa grandi sacrifici a tutti, all’economia reale di tutti i giorni da voi raccontata attraverso le difficoltà della cooperativa Pungiglione?

Mirko: Per vent’anni, se non di più, siamo stati bombardati da informazioni secondo cui la crisi sarebbe sempre finita il giorno dopo facendo miracolose riforme. Ci è stato detto che l’Europa sarebbe stata solidale e avrebbe dato benessere a tutti. Vedevamo però che le cose non andavano. L’aspetto che creava più rabbia è che non potevamo capire chi fosse il nemico, il problema. Abbiamo cercato quindi con il film di mostrare nella vita reale quali sono i danni di queste politiche, di questo mostro europeo. L’abbiamo fatto raccontando la storia della cooperativa “Il Pungiglione”, che è anche un’impresa, un luogo dove lavorano tanti operatori sociali. Siamo riusciti ad analizzare la portata della crisi su più livelli e sulle persone comuni.— Perché “Piigs” è un film da non perdere assolutamente al cinema?

Federico: Perché siamo circondati da risposte preconfezionate sulla crisi e c’era bisogno che qualcuno si facesse delle domande.

Adriano: Perché è un film che, nonostante il tema trattato, farà divertire, commuovere, ma soprattutto farà riflettere. Ci auguriamo che questo film possa essere lo spunto per un dibattito profondo e ampio in merito a queste tematiche, dalle quali dipende il destino di ognuno di noi.

Mirko: Secondo me è importante andare a vedere questo film, perché io personalmente non mi sento un piig, un maiale. Mi auguro che questo film sproni le persone a dimostrare che non siamo dei maiali. Spero che dopo la visione del documentario la gente abbia gli strumenti per iniziare almeno un dibattito e per poi cercare delle soluzioni e delle alternative a questo sistema.

Sputnik