E’ una tragedia populista o un dramma sovranista. Insomma il governo ancora non è fatto e la colpa non è dei partiti, che si sono messi d’accordo e hanno trovato anche la squadra a quanto pare.

No, la responsabilità sarebbe del Presidente della Repubblica che usando i suoi poteri per la formazione del governo, non avrebbe gradito qualche nome scelto. “Non dipende da me”. Questa è la risposta di Luigi Di Maio ai cronisti che gli chiedono quali siano i tempi. A chi insiste nel ricordargli il ruolo tecnico di Giuseppe Conte, Di Maio replica: “Era nella mia squadra, era candidato ministro, ha preso 11 milioni di voti”.

Sulla squadra di Governo si ricomincia dunque. Con Giuseppe Conte premier che vacilla(Anche se Di Maio avrebbe detto oggi uscendo da Montecitorio: “Non c’è nessun ripensamento sul nome di Conte. Nei suoi confronti c’è una violenza inaudita… si chiama opera di piccionatura, proprio per questo non molliamo. Conte è una brava persona e ha la mia solidarietà”) e Salvini e il leader 5stelle alla ‘Mensa di Bacco’, ristorante nel centro di Roma, a ritrovarsi a preparare i cambiamenti.

C’è chi prospetta Di Maio premier ma allora sarebbe rimessa in discussione l’Economia, che dovrebbe andare a un politico altro che a Paolo Savona (benchè indicato dalla Lega). E il nome è quello di Giorgetti, mentre come sottosegretario alla presidenza arriverebbe Vincenzo Spadafora.

Nessun cambiamento invece per la Giustizia (Alfonso Bonafede), Salute (Giulia Grillo), Agricoltura (Nicola Molteni), Turismo (Gian Marco Centinaio), Cultura (Emilio Carelli), Ambiente (Sergio Costa). Alle Riforme dovrebbe andare Danilo Toninelli, mentre ai Rapporti con il Parlamento se la giocano Roberto Calderoli e Riccardo Fraccaro

Tutte ipotesi, nessuna certezza.  Anzi una c’è. Il governo populista non piace al Financial Times che ha parlato di barbari, all’Europa che ha mandato chiari messaggi di preoccupazione insieme alla Francia di Macron, e oggi anche all’alto commissario Onu per i diritti umani, Zeid Ra’ad al Hussein: in Europa – secondo lui – i sentimenti xenofobi si sono infiltrati anche nei partiti tradizionali. Durante una conferenza peri 25 anni della Dichiarazione di Vienna, adottata dallOnu per stabilire Diritti Umani universali, ha infatti dichiarato: “Qui in Europa c’è in molti paesi un picco di partiti etno-populisti, che alimentano odio e paura nelle loro società e approfondiscono le divisioni – ha detto Zeid, parlando a Vienna – in tutta Europa l’odio contro i migranti si è infiltrato nei partiti tradizionali, provocando distorsioni nel panorama politico”.

Ma non solo. Ci ha messo lo zampino anche Israele.

I nuovi populisti che vogliono andare al governo in Italia “amano Putin, odiano i migranti e sono confusi su Israele”. Così scrive oggi il quotidiano israeliano Haaretz, descrivendo Giuseppe Conte come “un professore di legge poco noto senza esperienza politica”. In Italia “si è materializzato lo scenario che spaventava molti moderati e sostenitori dell’Ue. Per la prima volta nella storia del dopoguerra, una grande democrazia occidentale europea verrà guidata da una maggioranza di euroscettici e politici di estrema destra”, nota il quotidiano che si è soffermato soprattutto sulla parte di politica estera del contratto di governo, dedicato “in maniera schiacciante” ad un solo paese: la Russia.

L’articolo Nuovo governo. Il populismo fa paura, resterà solo l’elité senza il popolo?proviene da LO_SPECIALE.