Monte Paschi, le sanzioni comminate agli ex vertici saranno pagate dai contribuenti

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Il Monte dei Paschi di Siena ha perso un’altra battaglia. E forse anche la guerra: le sanzioni per 10 milioni di euro comminate negli anni scorsi dalla Banca d’Italia all’ex presidente, Giuseppe Mussari, all’ex direttore generale, Antonio Vigni, e all’ex direttore finanziario, Gianluca Baldassarri, saranno pagate dai contribuenti con la “nazionalizzazione”.

Il fondamento delle sanzioni

Le sanzioni, già saldate dall’istituto senese, avevano tratto fondamento da vicende tutte interne a palazzo Kock: dai derivati alle carenze organizzative fino al contestatissimo prestito convertibile Fresh (le obbligazioni erano state emesse da Mps per finanziare l’acquisizione di Banca AntonVeneta). “Fatto sta – si legge adesso su LiberoMercato – che il conto con la Vigilanza era stato saldato attingendo alle casse dell’istituto, allora guidato da Alessandro Profumo (sostituito alla presidenza prima da Massimo Tononi e poi da Alessandro Falciai) e Fabrizio Viola (rimpiazzato dal nuovo amministratore delegato, Marco Morelli)”.

La sentenza della Corte di Cassazione

Una scelta riletta e riveduta in seguito dal vertice dell’istituto di credito. Di qui il tentativo di recuperare, senza successo, quei soldi in tribunale. Il tentativo di Mps è stato rintuzzato prima dal tribunale di Siena, poi dalla Cassazione. Ed è stata proprio quest’ultima, con una ordinanza del 7 marzo, a dare manforte alle riluttanze di Mussari, Vigni e Baldassari nel duello legale con Bankitalia. Con il risultato, quasi certo ormai, che Mps dovrà fare a meno per sempre di quei soldi. A pagare saranno, la strada parrebbe tracciata, ancora una volta i contribuenti. Gli avvocati sono stati bravi a trovare la soluzione più utile ai loro clienti.

Il nodo della contrastata vicenda

“Il nodo della vicenda – spiega Francesco de Dominicis – è grosso modo questo: Mussari, Vigni e Baldassarri hanno presentato ricorso al Tar del Lazio contro le gabelle della Vigilanza. In buona sostanza, ritengono – a loro giudizio – di aver ben operato quando avevano in mano le chiavi di Rocca Salimbeni. L’iter amministrativo non è ancora chiuso e, scrive la Cassazione, si tratta di un percorso al termine del quale quelle multe potrebbero essere ridimensionate o addirittura cancellate, anche se la cronaca rende improbabile questa opzione”.

Come si è arrivati a questo punto?

Com’è che si arrivati a questo punto? La Corte di Cassazione parla di “inerzia” dell’ex banca del Partito democratico. Le ragioni non si conoscono, ma di sicuro in quella fase c’era molto lavoro da fare per salvare Mps. Forse proprio per questo il fascicolo sulle sanzioni per violazione del testo unico bancario è finito in coda alle priorità dell’ufficio legale. Resta ancora aperta la via del Tar, che potrebbe confermare le sanzioni all’ex board di Mps riuscendo così a recuperare il malloppo. Altrimenti il conto finale arriverà su quelle pubbliche. La guerra potrebbe ancora proseguire a colpi di ricorsi e cavilli normativi.

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redazione tiscali

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