Gli occhi dell’Europa sono puntati sui migranti. Normale: è il tema su cui si sta spaccando l’Unione. Ma attenzione a non distrarci da altre questioni che riguardano il nostro continente. E che anzi si intersecano proprio con la crisi (ormai apparentemente senza via d’uscita) dell’Ue.

L’Europa, in questo periodo, sta cambiando. Non è più considerata un blocco unitario. Stati singoli vogliono gestire la propria agenda politica. E il sogno unitario si infrange sotto i colpi di una politica europea miope e fallimentare, con gli interessi nazionali che prevalgono, ma anche sotto i colpi delle grandi superpotenze che si contendono l’influenza sul continente europeo.

Una di queste è la Cina, un Paese fin troppo sottovalutato nelle dinamiche europee, come se i nostri destini si giocassero solo sull’asse Washington-Mosca. No, c’è anche Pechino. E i prossimi impegni internazionali ne sono la conferma.

Il summit tra Cina e Paesi dell’Europa centrale e dell’Est

Tra pochi giorni andrà in scena a Sofia l’incontro fra la Cina e i vertici dei Paesi dell’Europa orientale e centrale. È il cosiddetto 16+1. Un formato che sta diventando una tradizione della politica internazionale. Un vertice che preoccupa l’Unione europea, che si vede colpita di nuovo sul fianco orientale, lì dove le certezze di Bruxelles già vacillano.

Il governo cinese in questi giorni ha rassicurato l’Europa. Il summit è “aperto e trasparente” dicono da Pechino. E confermano che la promozione dei legami tra questi Paesi europei coinvolti nel progetto e la Cina non interferisce con i rapporti fra la Cina e l’unione europea.

“Una Unione Europea unita, prospera e stabile è in linea con gli interessi di base della Cina” ha commentato il vice ministro degli Esteri Wang Chao, parlando del tour europei del primo ministro cinese, Li Keqiang, che sarà in Bulgaria e in Germania dal 5 al 10 luglio prossimi.

Ma è chiaro che questo tipo di messaggio non possa rassicurare definitivamente Bruxelles, che nota come la strategia cinese di creare una piattaforma ad hoc per l’Est e per l’Europa centrale sia in qualche modo un problema. Se Pechino vuole relazionarsi con l’Unione europea, c’è Bruxelles. Altrimenti, ci sono i singoli Stati membri. Ma creare un format che identifichi un blocco diverso rispetto a quello europeo, è qualcosa che non va nella direzione voluta dall’Ue.

Divide et impera

Che la Cina utilizzi una strategia di divide et impera per penetrare l’Europa, non è un’ipotesi dell’ultimo momento. Da molto tempo analisti e politici europei (ma anche americani) concordano sul fatto che Xi Jinping e il suo governo abbiano adottato questo modo di operare nel continente europeo.

La crisi economica che ha devastato le economia dei singoli Paesi non ha fatto che aprire le porte agli investimenti cinesi. La Cina ha soldi e aziende da far lavorare. Gli Stati europei, soprattutto quelli orientali, hanno forte bisogno di tecnologia e infrastrutture. Interessi convergenti che si sono visti con i piani per la costruzione di ferrovie nei Balcani così come nell’acquisizione del Pireo in Grecia.

E in questo senso, il formato del 16+1 ha aiutato tantissimo. Dal 2012, gli investimenti cinesi in Europa orientale sono aumentati tantissimo. E non è un caso che Li Keqiang vada anche a Berlino dopo questo vertice di Sofia. Perché è proprio la Germania a essere preoccupata dall’arrivo del dragone. L’Est è considerato il suo terreno d’investimento e il suo mercato. E a Berlino sono molto preoccupati. Sanno che l’inserimento dei cinesi potrebbe avere un effetto devastante sugli interessi tedeschi.

Un problema sottovalutato

Come spiega il South China Morning Post, un rapporto pubblicato dal Global Public Policy Institute e dal Mercator Institute for China Studies, entrambi con sede in Germania, “ha affermato che i legami economici dell’Europa con la Cina sono più importanti di quelli che ha con la Russia, e la posta in gioco legata alla chiamata di Pechino è molto più alta”.

“L’Europa trascura la crescente influenza della Cina a suo rischio e pericolo”, afferma il rapporto. “Attingendo alla sua forza economica e ad un apparato del Partito comunista cinese orientato alla costruzione strategica di azioni di influenza in tutto il mondo, gli sforzi politici di Pechino in Europa sono destinati ad essere molto più consequenziali … di quelli del Cremlino”.

In questa Europa priva di una linea comune e di una strategia, la Cina non può che conquistare pezzo per pezzo il continente. Ed è per questo che gli Stati Uniti stanno di nuovo puntando su una strategia euromediterranea. Per Washington, anche la Russia di Vladimir Putin è preferibile all’incubo cinese.

L’articolo L’Unione europea si disintegra
e ora la Cina è pronta a conquistarla
 proviene da Gli occhi della guerra.