FONTE: DEDEFENSA.ORG

Il presente articolo cita e commenta lo scritto di J. H. Kunstler, l’originale del quale si trova tradotto nel seguito

James Howard Kunstler, cronachista famoso per la sua mordente ironia nel descrivere le avventure straordinarie del ridicolo e misterioso Impero dell’Americanismo, il 25 aprile 2018 sul suo sito Custerfuck Nation, si concede questa volta una sorta di interruzione del suo lavoro di cronista giorno per giorno per considerare la situazione generale. Lascia allora trasparire i suoi sentimenti ugualmente generali che non sorprenderanno nessuno perché sono nel suo caso ben noti :la marcia ineluttabile del “Sistema” verso il tracollo.
Kunstler ha una visione collapsologica classica che lo avvicina ad altri commentatori come Dimitri Orlov, che adottano un punto di vista multidisciplinare, che va oltre la loro sfera di interessi primari. Egli non crede neanche per un secondo, e questa è proprio una questione di convinzione, che le strutture attuali totalmente falsarie del “Sistema” possano produrre dei mezzi, e tantomeno dei mezzi tecnologici , che facciano “superare” la crisi generale. Si tratta ovviamente del degrado accelerato fino al crollo, delle condizioni di vita, della situazione mondiale, della situazione della civilizzazione globale, provocato direttamente e indirettamente dall’attività umana. D’altronde, “superare”questa crisi non ha affatto senso perché la domanda “superare per andare dove?” non trova nessuna risposta se non la riproposizione delle stesse condizioni che hanno creato ed accelerato la crisi generale.

Come americano critico della americanizzazione, Kunstler pone al primo posto della insolubile situazione di crisi il carattere iper-giuridico della caricatura di stato di diritto che sono gli Stati Uniti, dove gli avvocati rappresentano una sorta di popolazione molto particolare che sviluppa una burocratizzazione che annichilisce la vita comunitaria e quella della società reale, e le sostituisce con delle rappresentazioni labirintiche e paralizzanti. È una situazione che pesa spaventosamente sulla psicologia (degli individui – N.d.T.) e li imprigiona in un quadro giuridico che si pensa paradossalmente dovrebbe rispecchiare una giustizia liberatrice. La giravolta che conclude questo passaggio sottolinea che non vi è speranza di poter uscire dal labirinto se non grazie ad un Ercole che rinnovi la sua impresa delle Stalle di Augia : “la miglior cosa da fare sarebbe che metà degli avvocati di questo paese facesse mettere in galera l’altra metà; finalmente allora ci sarebbero le condizioni perché il resto di noi si ricongiunga con la realtà. “
Il resto viene di conseguenza, in particolare la finanziarizzazione della vita economica, le condizioni di completo sovvertimento del debito, la crescita demenziale delle diseguaglianze che precedono ed accelerano la dissoluzione del valore stesso del denaro, le condizioni di esaurimento delle risorse energetiche in tutti i modi possibili, sia a livello dei prezzi, sia a livello della disponibilità, sia a livello della distribuzione eccetera. Naturalmente è sottinteso che se questo tipo di crisi colpisce prioritariamente gli Stati Uniti (a ciascuno secondo i suoi meriti), non risparmia in nessun modo gli altri paesi avanzati, ovvero quelli che “beneficiano” completamente delle caratteristiche del “Sistema” (Kunstler cita la Cina e così mostra di allontanarsi completamente dagli schemi geopolitici e ideologici delle “narrazioni” correnti.)
Tutte queste condizioni hanno creato una finzione generale che crollerà ineluttabilmente, che sta già crollando, perché non esiste più nessuna realtà economica che possa sostenerla quando i soprassalti che dovrà affrontare raggiungeranno, o già ora raggiungono surrettiziamente, un punto di rottura. Allora si potrà misurare quello che si percepisce già adesso come evidente, ovvero la completa inconsistenza delle ricchezze fabbricate dal “Sistema” in modo totalmente irrazionale e senza la minima cura di ordine e di programmazione. In quel momento apparirà il fenomeno fondamentale della crisi secondo Kunstler: la decrescita.

In questa descrizione tutto accade come se noi stessimo evolvendo verso una reale “contrazione dell’universo” che colpisce tutti i dati della nostra civiltà che al giorno d’oggi sono combinati e diffusi per produrre la percezione finta di un’irresistibile superpotenza. Invece di una rottura lineare vedremo piuttosto una sorta di rimpicciolimento generale accelerato di tutte le forze che animano questa superpotenza, fino a trasformarla effettivamente in un processo di autodistruzione. L’iperestensione delle ambizioni postmoderne dovuta alla finzione e che corrisponde alla superpotenza del “Sistema”, si ridurrà e produrrà un movimento inverso di contrazione, trasformando delle ambiziose aspettative in situazioni di difesa e di sopravvivenza; ecco il processo che corrisponde a trasformare la superpotenza (del Sistema) in autodistruzione.

Nella realtà concreta, secondo Kunstler, questo significa che le condizioni generali tenderanno a trasformarsi nelle situazioni che si ha l’abitudine di evocare nei numerosissimi scenari di tipo “collasso della civiltà”. Da questo punto di vista, Kunstler non porta nulla di nuovo né di originale e certamente ne è consapevole. Allo stesso modo, da questo punto di vista, lui che ha l’abitudine di passare in rivista gli avvenimenti politici, geopolitici, di comunicazione, e di propaganda della finzione, ci lascia ben capire che questi avvenimenti non hanno importanza se non in quanto partecipano al processo di degrado generale e di rovina. 
Le crisi geopolitiche e militari, le minacce di guerra, i movimenti politici inattesi, i giganteschi scontri nella diffusione delle notizie, le lotte pseudo-ideologiche che tentano di ideologizzare una gestione politica assurda e finta, tutto questo non fa che fornire degli strumenti utili ad accelerare la crisi, che noi chiamiamo crisi generale di tracollo del “Sistema” (CGES – Chrise Générale d’ Effondrement du Syistème nell’originale dde – N.d.T.).
Bisogna tenerlo presente quando si seguono i movimenti grotteschi delle nostre democrazie, la crisi siriana e i suoi innumerevoli corollari, il Russiagate e l’assurdità americano-occidentalista, le sparate di Trump, eccetera. Non se ne possono ricavare altre indicazioni serie, o diciamo fondamentali, se non la conferma di questa crisi generale, perché in tutta questa agitazione nulla ci dà il minimo indizio concreto e identificabile di quel che potrebbe essere una nuova era che venga dopo il tracollo. Lo stesso nichilismo, l’assenza completa di significato delle nostre diverse crisi che compongono questa crisi generale, sono indicativi della rottura -al momento per noi incomprensibile- che questa crisi generale rappresenta. La contrazione inevitabile di un modello di crescita completamente fasullo ha senso solo se prepara un modello radicalmente diverso, che rovesci l’irrazionalità che ci fa impazzire: come se fosse un’espirazione completa e necessaria di un respiro cosmico.

In breve potremmo dire leggendo il testo di Kunstler che siamo sull’orlo di una crisi generale, della nostra “CGES” , ma soprattutto che siamo in una posizione di attesa dello sconosciuto indomani della crisi. Se nell’animo di numerose persone vi è la convinzione dell’arrivo di questa crisi generale, c’è ugualmente la convinzione che vi sarà effettivamente qualcosa, dopo la crisi. È infinitamente preferibile ammettere che non ne sappiamo di più, per abituare il nostro animo all’ignoto e aprirlo a quelle possibilità che il “Sistema” si ingegna di mettere all’indice da qualche secolo in nome della tolleranza, nella nostra ragionevolezza capovolta.

Dedefensa.org

FERMARSI E ANALIZZARE

DI JAMES HOWARD KUNSTLER

kunstler.com

L’America è diventata una nazione-Alzheimer. Ci si ricorda di qualcosa per qualche minuto, non di più. I media, che pretendono di funzionare come una sorta di mente collettiva, sono un buco nero della memoria dove ci si sbarazza degli avvenimenti con la stessa rapidità con cui arrivano e li si riduce all’oblio. Un attacco in Siria dite? Di che si trattava ? Facebook ha rubato il vostro… Cosa ? 4 vite sono scomparse in un… un cosa ? E qualcosa sulle chiacchiere ? Trump ha detto… cosa ? Allora oggi propongo di fare una pausa per valutare la situazione di questo paese, ora che l’inverno sembra finalmente lasciare il passo alla primavera.
Come potete constatare, siamo uno stato sommerso da una marea di avvocati, che si è infilato da solo in un vicolo cieco di accuse, di indagini, di cause, di denunce e di contro-denunce che generano ore ed ore di parcelle per prestazioni professionali, fino a fare crollare le Montagne Rocciose. La cosa migliore da fare sarebbe che metà degli avvocati di questo paese facesse imprigionare l’altra metà; allora finalmente ci sarebbero le condizioni perché noialtri possiamo riconnetterci con la realtà.

In che consiste questa realtà? Il fatto preoccupante è che noi abbiamo un’economia che non può continuare come noi vorremmo che facesse: un meccanismo che sputa sempre più cose per sempre più numerose persone. Abbiamo veramente raggiunto i limiti di un’economia industriale fondata su potenti risorse di energia a buon mercato. L’energia, soprattutto il petrolio, non è più a buon mercato. Il miraggio secondo il quale possiamo facilmente sostituirlo con energia eolica, pannelli solari ed altri progetti tecnologici ancora inediti, farà sì che molta gente non solo sarà delusa, ma sarà deprivata, persa in difficoltà immense e probabilmente morta, a meno che non procediamo a modificare molto profondamente la nostra vita quotidiana. Abbiamo aggravato orribilmente questo problema prendendo a prestito dal futuro tanto denaro per coprire le spese di oggi che ormai il denaro in quanto tale sta per perdere il suo significato, ovvero si sta perdendo la fiducia nel valore del denaro. È ciò che capita quando il denaro non è più altro che l’evidenza di un debito che non può essere rimborsato. Questa abitudine di prendere a prestito senza curarsi dell’avvenire ha permesso al (nostro) paese di sostenere che funziona e che continuerà a funzionare efficacemente e senza limiti. Ultimamente questo gioco di simulazione ha raggiunto una tale intensità che ha mandato la corporazione dei finanzieri in una sorta di paradiso di soddisfazioni senza limite. Le turbolenze del Mercato del mese di febbraio sono già dietro di noi e la strada che ci aspetta sembra l’autostrada che porta a Las Vegas all’alba di un giorno d’estate.

Tesla è la metafora perfetta dell’economia americana: un’impresa piena di debiti e di sovvenzioni governative, incapace di produrre il prodotto miracoloso sperato, -delle vetture elettriche a costi abbordabili-, che gira in tondo e si agita per rimandare il fallimento. Tesla ha alimentato uno dei principali miraggi dell’epoca: possiamo allontanare i problemi climatici causati da un eccesso di CO2 dando nuova vita ai grandi agglomerati senza avvenire delle periferie, nei quali abbiamo investito così insensatamente per costruirli. In altri termini riempire di sabbia una tana di topo che è anche un buco senza fondo.

Perché niente di questo arriverà. Il vero messaggio della disparità di reddito è che la nazione nel suo insieme diventa sempre più povera ed anche la massiccia ricchezza dei famosi componenti dell’ 1% (della popolazione – N.d.T.) si rivelerà fittizia nella misura in cui è rappresentata da beni, azioni e obbligazioni, valuta pregiata e appartamenti a Manhattan, che hanno un valore simbolico supposto. I ricchissimi saranno molto meno ricchi, mentre gli altri si trovano già impegnati in una lotta mortale per restare nutriti, alloggiati e al caldo. Chiaramente tutto ciò non fa che aumentare la possibilità che dei gravi disordini sociali distruggano sia ciò che resta della ricchezza disponibile sia le persone che la detengono.

Quello che ci aspetta è la decrescita. Di tutto. Delle attività, della popolazione. L’economia industriale non sarà sostituita da un’utopia super tecnologica, perché questa utopia per realizzarsi ha bisogno di un’economia industriale solida che la sostenga. Ciò è vero anche, sia detto per inciso, per tutte le altre nazioni “avanzate”. Alla Cina rimangono alcuni anni di approvvigionamento di petrolio sicuro prima di scoprire che non può più fabbricare i pannelli solari o forse non può neanche più utilizzare il magnifico “Sistema” di sorveglianza elettronica che ha installato con tanta delicatezza. Il loro “Sistema” politico si rivelerà almeno tanto fragile quanto il nostro.

Può darsi che arriverà anche il tempo in cui i giovani, in particolare negli Stati Uniti, dovranno mettere da parte i loro passatempi culturali e ludici attuali e adeguare le loro aspirazioni preprogrammate alle nuove condizioni di recessione, con tutto ciò che questo comporta di difficoltà per condurre una vita in condizioni estremamente e profondamente differenti. Questo significa imparare meglio a fare qualcosa di veramente pratico e non necessariamente di alta tecnologia. E identificare meglio le zone del paese dove sarà possibile vivere in sicurezza. E significherà anche sapere meglio mettersi al riparo quando ci si troverà costretti in luoghi sfavoriti dove regnerà il disordine.

James Howard Kunstler

Fonte: www.dedefensa.org

Link: http://www.dedefensa.org/article/le-spectre-de-la-contraction

26.04.2018

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di GIAKKI49