Piano, che il titolo è chiaramente una provocazione. Siamo solo alla fine di pochissimi giorni in cui si è rilevata qualche discontinuità rilevante. Poca roba. Però non si può negare che qualcosa sia successo.

Qualcosa di molto importante, se si pensa alla reazione che, finalmente, il governo italiano ha avuto contro le ONG e contro l’immigrazionismo. Qualcosa di simbolico ed essenzialmente piccolo, se si pensa al presidente del Consiglio Conte che risponde agli insulti di Macron mettendo a rischio, una volta tanto per decisione dell’Italia, il vertice con la Francia.

C’è un’aria diversa, non so quanto dovuta alle recenti elezioni amministrative, ma indubbiamente qualcosa di discontinuo rispetto al passato. Quanto durerà? È la vera domanda, perché non dobbiamo dimenticarci da dove veniamo: 70 anni da colonia americana, di cui una trentina da Paese privo di qualsiasi spazio di manovra in politica estera e addirittura in politica interna.

Per ora ci sono, dunque, piccoli atti. Dal valore d’immagine enorme. I nemici dell’Italia, però, sono tanti. Troppi. E soprattutto interni. Gli intellettuali schierati su posizioni anti-nazionali e progressisti, la stampa completamente orientata in senso ostile, capace di urlare al razzismo e al fascismo ancora e con insopportabile insistenza, in generale la gigantesca cultura prodotta dagli eredi del Partito Comunista Italiano, pervasiva in modo decisivo nelle coscienze di tantissimi cittadini logicamente inconsapevoli, in quanto interessati del quotidiano e non certo di questioni etiche, filosofiche e nazionali. Di conseguenza facili prede, da generazioni, di questi sciacalli.

Ieri sera, durante diMartedì in onda su La7, abbiamo visto tutti in coro i soliti, noiosissimi parolai. Eccoli, i nemici dell’Italia. Parteur completamente “monocolore”, ad eccezione del povero Mario Giordan, che naturalmente fa la figura del populista scemo.

Temi? Sempre gli stessi: razzismo inventato, fascismo inventato, immigrazionismo reale, anti-italianità realissima. Ecco, con loro si ricomincia a soffrire. Sono i primi odiatori di questo Paese. E governano da troppo tempo la cultura e la morale.

Il nostro lavoro deve essere, nel piccolo che possiamo (almeno nel mio caso) quello di contrastarli e provare a portare tanti genuini italiani giustamente concentrati sul proprio quotidiano, e quindi facilmente ingannabili, lontano dalle loro grinfie malefiche.

Se mai ci sarà un vero risveglio, si dovrà ripartire da loro. Da una genuina controcultura in grado di spiegare a tutti quanto sia importante davvero il Paese dove sono nati. Quanto sia un tesoro da custodire in ogni senso: identitario, culturale, patriottico. Quanto non ci sia niente di male ad essere orgogliosi, una volta tanto, di una genuina affermazione dell’Italia sullo scenario internazionale. Di quanto sia bello sentirsi protagonisti, anche solo per qualche giorno, della politica mondiale.

Tutto ciò oggi è inesistente. È successo qualcosa, certo. La speranza è che ne avvengano molte altre simili. Perché la Nazione, un giorno, si desti davvero.

Viva l’Italia. E lo dico anche a chi non capisce quanto sia bella e importante questa parola, quanto sia piena di significato. Se mai lo dovesse capire, il suo cuore si riempirà di una gioia immensa.

(di Stelio Fergola) – Oltre la Linea