A pagina 12 del Documento di Economia e Finanza licenziato dal Consiglio dei Ministri lo scorso 26 aprile 2018 (http://www.dt.mef.gov.it/export/sites/sitodt/modules/documenti_it/analisi_progammazione/documenti_programmatici/def_2018/DEF_2018_-_Sez.1_-_Programma_di_Stabilitx.pdf) viene riportato un interessante grafico in cui si illustra il bilancio aggregato delle tre più importanti banche centrali del pianeta: Federal Reserve (USA), Bank of Japan e BCE.

Se la somma degli attivi di bilancio delle tre istituzioni era pari a febbraio 2008 a circa 4.000 miliardi di dollari, dopo 10 anni supera i 15.000 avvicinandosi ad una cifra pari a quattro volte tanto quella di partenza.
Ne possiamo trarre due conclusioni:
(A) l’emissione di nuova base monetaria (volgarmente detta “stampa di  denaro”) non è una prerogativa che contraddistingue i Paesi in via di sviluppo o comunque considerabili “meno virtuosi” dal momento che di questa facoltà si sono avvalse le banche centrali di tre delle più importanti economie del mondo;
(B) gli effetti sull’inflazione sono stati pressoché nulli con ciò smontando il solito luogo comune in virtù della quale quanto maggiore è la quantità di moneta in circolazione tanto più aumenteranno i prezzi. Questi ultimi crescono soltanto quando i consumatori spendono ed acquistano in misura maggiora rispetto a quanto le imprese sono in grado di offrire.
La stampa di nuova moneta non è così magica ma neppure così tragica.
(Inflazione USA 2008-2018)
(Inflazione Japan 2008-2018)
(Inflazione Euro Area 2008-2018)

Fabio Dragoni – Scenarieconomici