La Banca Centrale dello Zimbabwe accetta come garanzie di credito mucche, televisori e frigoriferi

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Molto prima che l’azienda casearia cinese China Huishan – la più grande del settore in Cina – diventasse nota per l’ultima colossale frode cinese, con le azioni crollate del 90% in pochi attimi dopo che un rapporto di Muddy Waters facesse luce sul suo discutibile e ombroso sistema di finanziamenti bancari, mostrando la natura ‘vuota’ della società e facendo licenziare all’istante quattro dei suoi maggiori dirigenti, illusi di poter sfuggire alle autorità, la Huishan era famosa per essere stata la prima azienda a riacquistare proprie azioni con collaterali ‘bovini’.

Per quei lettori che hanno solo un vago ricordo dell’argomento, nonostante la sua natura bizzarra, riporto quello che ho scritto in Maggio scorso:

“La China Huishan Dairy sta vendendo circa un quarto dei suoi capi bovini – circa 50.000 – alla Guangdong Yuexin Finance Lease per 1 miliardo di yuan (152 milioni di dollari) per poi riprenderseli in leasing. Il motivo: ottenere rapidamente liquidità (ma sì, ci penserà il CEO futuro a pagare le quote del leasing..), riacquistare proprie azioni e poi un maggior numero di capi.

Sì, é così: hanno utilizzato le mucche come garanzie collaterali. “Non è una cosa comune utilizzare mucche come collaterale” ha detto Robin Yuen, analista della RHB OSK Securities Hong Kong Ltd.Il valore di una mucca potrebbe fluttuare in funzione dei prezzi del latte e di altri fattori, quindi è un asset rischioso per i creditori. Sarebbe difficile fare vendite forzate – non c’è mercato liquido per un gran numero di bovini”.

Quindi, se qualcuno si sta chiedendo il motivo per cui Muddy Waters abbia avuto da dire sull’ idea che una società prendesse in leasing delle mucche per ottenere liquidi per potersi poi ricomprare mucche, Robin Yuen, l’analista di RHB OSK Securities di Hong Kong, che aveva già affibbiato alla società un rating ‘a vendere’ ben prima che uscisse il rapporto di Muddy Waters, ha spiegato così:

Huishan Dairy sta vendendo i propri capi bovini per poi riprenderseli in leasing, per ottenere liquidità e ricomprarsi proprie azioni in contanti…Non è una cosa comune usare mucche come garanzie collaterali. Il valore di una mucca può fluttuare in funzione dei prezzi del latte e di altri fattori, è quindi un asset rischioso per i creditori. Sarebbe difficile fare vendite forzate, non c’è mercato liquido per un gran numero di bovini. Il presidente della società vuole sostenere il prezzo delle proprie azioni per motivi poco chiari.”

 

Un anno dopo quei motivi sono stati chiari: era una frode bella e buona; e solo grazie al riacquisto di proprie azioni la società è riuscita a far fronte a suoi debiti, cosa che suggerisce che l’azienda era cosciente del suo stato fallimentare. “Che senso ha sostenere il prezzo delle proprie azioni e non svenderle al primo ‘pollo’ che abbocca? “ Sì, perché nel mercato finanziario cinese se c’e’ una cosa che non manca sono proprio i ‘polli’.

Tutto questo lungo preambolo ci conduce alla “logica” continuazione della storia della “mucche-collaterali”; difatti, dopo meno di un anno da quando è stata resa nota questa frode in quella “bolla finanziaria in stile repubblica delle banane” che è la Cina, – oggi la scena si sposta nella repubblica delle banane originale: lo Zimbabwe.

Bloomberg riporta che le banche commerciali dello Zimbabwe presto saranno costrette ad accettare il bestiame, mucche, capre e pecore, come garanzie per prestiti in denaro alle piccole e medie imprese, secondo una nuova legge presentata martedì scorso in Parlamento. Con la nuova legge– denominata “Legge sulle Garanzie in Beni Mobili” – presentata per la discussione dal Ministro delle Finanze e dello Sviluppo Economico, la Reserve Bank dello Zimbabwe compilerà e gestirà un albo di beni mobili per garanzie collaterali, in cui gli operatori di piccole e media imprese potranno registrare i loro beni da utilizzare come garanzia per i crediti.

Traduzione: basta con le garanzie in denaro, basta con le riserve frazionarie: lasciamo spazio al nuovo sistema bancario di riserve con garanzie bovine.

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Di bene in meglio.

E dopo le mucche, praticamente qualsiasi cosa presto sarà una garanzia bancaria ammissibile, mentre lo Zimbabwe tenta disperatamente di salvare il suo sistema monetario. Automobili, televisori, frigoriferi, computer e altri elettrodomestici saranno accettati come garanzia, una volta che saranno valutati e inseriti nel registro della banca centrale, secondo Chinamasa.

La cosa é possibile: gli Stati Uniti sono pieni di squali del credito, lo Zimbabwe ha una banca centrale.

Come ministro incaricato delle istituzioni finanziarie, ritengo ci sia la necessità di un cambiamento nell’atteggiamento delle nostre banche tale che rifletta la nostra realtà economica” ha detto. “Le banche sono ferme nei loro vecchi metodi operativi e non riescono a rispondere alle esigenze della nostra economia altamente informatizzata”.

Non è ancora chiaro se quest’ultimo esperimento monetario dello Zimbabwe funzionerà o meno: la nazione dell’Africa meridionale ha utilizzato prevalentemente dollari da quando la sua cattiva gestione economica e l’inflazione galoppante hanno iniziato a svuotare di valore la sua moneta otto anni fa, secondo BBG. Il rallentamento della crescita ha prodotto una carenza di liquidità e il dollaro forte ha eroso la competitività delle esportazioni del paese.

E oggi, a un decennio dal suo primo grave episodio di iperinflazione, lo Zimbabwe si trova in una nuova crisi di liquidità talmente grave che le banche stanno limitando i prelievi dei clienti.

E’ qui che arrivano le mucche.

Eppure, in tutto questo, una cosa rimane poco chiara: una volta che i debitori non saranno in grado di rimborsare la banca centrale, e verranno requisite tutte le mucche, i televisori, le macchine, gli elettrodomestici e i computer, e tutti i beni possibili e immaginabili dello Zimbabwe saranno nazionalizzati, che accadrà dopo?

per comedonchisciotte.org

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