Il riscatto da ricatto: quelli che l’Italia deve solo e sempre inchinarsi ai sistemi di influenza internazionali. Rischia di perdere parte della propria quota di questa massa di risorse”. Federico Fubini sul Corriere della Sera del 29 aprile spiega come la Commissione europea si appresterebbe a ricattare l’Italia subordinando l’erogazione di una “massa di risorse” all’accettazione di un programma di governo “gradito”. Più sfumato Stefano Folli che sulla Repubblica del 3 maggio scrive come su Matteo Salvini vi sarebbero “veti internazionali — sommessi ma non per questo meno decisi”. Naturalmente solo un imbecille può non tenere conto del sistema di alleanze del proprio Paese e delle condizioni che in una certa misura impongono i mercati internazionali. Però ai teorici che il riscatto nazionale passa solo dai cedimenti ai ricatti internazionali, va fatto presente come la situazione del 2010-2013, quando un saldo asse Merkel – Obama accompagnò il commissariamento dell’Italia, non esiste più. I veti sono molto spezzetati: ci sono quelli baltici (Amburgo-Svezia-Danimarca- Finlandia-Olanda) e ci sono quelli mitteleuropei (Baviera-Austria-Ungheria.Polonia), ci sono quelli di Emmanuel Macron ma anche i contri veti di Laurent Waquiez e Jean-Luc Mélenchon in una Francia con un equilibrio  politico abbastanza instabile, ci sono quelli di Mariano Rajoy non perfettamente allineati a quelli della Catalogna e ora anche sempre più della Navarra. Ci sono quelli di Robert Mueller e quelli “diversi” di Donald Trump. Insomma alcune condizioni consentirebbero all’Italia di recuperare una sovranità nazionale simile a quella di cui godono le altri grandi nazioni europee, tenendo conto delle condizioni oggettive ma non inchinandosi al primo veto che si incontra.

Risparmiare sulle colf per “donare” ai grillini (o grullini come li chiamano ora). Ci sostengono i cittadini con le piccole donazioni”. Così il sito del Fatto del 3 maggio riporta una dichiarazione di Luigi Di Maio. Piccole donazioni favorite da piccoli risparmi sui contributi da dare alle colf? Forse però insistere su questi particolari minori è un po’ da maiali come dice elegantemente la compagna di Roberto Fico e anche, come spiega Francesco Merlo sulla Repubblica del 4 maggio, praticare  “un accanimento speciale all’onesto citrullo”  del tipo di quei teppisti che, dopo aver visto all’opera Di Maio & co., chiamano i grillini “grullini”.

Mi raccomando,  l’autocritica va fatta sempre agli altri. Il sistema Pd al Sud è impotente e immorale” dice Isaia Sales a Concita de Gregorio sulla Repubblica del 6 aprile. E’ bello vedere l’intellettuale di punta del bassolinismo,  cioè di quella tendenza postcomunista che nel venticinquennio secondo repubblicano ha dominato a lungo Napoli e la Campania, impegnarsi in una seria autocritica. E l’invito all’autocritica dovrebbe interessare anche Gianni Cuperlo che si rivolge a Matteo Renzi sulla Repubblica dell’1 maggio (all’interno di un’inchiesta a cura di Emmanuele Lauria, Matteo Pucciarelli e Giovanna Vitali  sugli umori del Pd) con questa frase: “Noi perdiamo per i tuoi errori, non per le nostre critiche”. Ora è evidente che il Pd perde per gli errori del genietto di Rignano. Ma vuoi mettere il contributo che alla sconfitta portano critiche in cui l’inconsistenza gareggia con l’irragionevolezza, come quelle che fanno abitualmente capo a Cuperlo & co.?

Renzi potrebbe assumere la conduzione di Che tempo che fa. E Fazio guidare il Pd? Lui aveva il 14 % di share e con me ha fatto il 22,5”. Così Monica Guerzoni sul Corriere dlela Sera dell’1 maggio riferisce una considerazione di Matteo Renzi sull’audience del programma di Fabio Fazio a cui aveva partecipato. Dunque il nostro genietto di Rignano avrebbe un grande avvenire da animatore televisivo. E magari Fazio potrebbe fare il leader del Pd e riportare quel partito dallo share del 18 % raggiunto il 4 marzo a quel 25 che aveva fatto nel 2013 persino quella ciofeca di Bersani.