di Paolo Becchi e Giuseppe Palma su Libero, 21/10/2017


Le elezioni regionali in Sicilia del 5 novembre saranno un banco di prova per tutti in vista delle elezioni politiche di primavera. È pur vero che il sistema elettorale nazionale sarà diverso da quello siciliano, ma i voti – sia in un caso che nell’altro – si dovranno pur sempre contare.

Quello su cui vorremmo porre l’attenzione oggi è il programma del M5S, che aspira a governare l’isola. Consultando il blog delle stelle, voce ufficiale del Movimento, si leggono le diverse proposte – se così si possono chiamare – avanzate dal candidato a 5 Stelle alla Presidenza della Giunta siciliana, Giancarlo Cancelleri. Al netto delle ripetute accuse rivolte ai candidati degli altri partiti circa la loro impresentabilità perché “vecchi politici dei vecchi partiti” (cioè sempre la solita sinfonia), di ciccia se ne vede ben poca. Si parte dall’abolizione dei vitalizi degli ex deputati regionali e dalla riduzione degli stipendi dei futuri eletti dell’ARS, come se ciò potesse incidere sulle sorti economiche della Regione. Fa certamente comodo, quando si parla alla pancia del popolo, affermare di voler tagliare stipendi e vitalizi dei politici, ma poi – concretamente – ciò non porta ad alcun risultato apprezzabile in termini macroeconomici, come ad esempio la creazione di nuovi posti di lavoro stabili o il rilancio del tessuto produttivo di una delle più belle regioni del mondo. Il popolo sarà pur contento che un ex deputato regionale non percepirà più il vitalizio (sempre che i Tribunali non gli riconoscano la legittimità di un diritto acquisito), ma a tavola porterà sempre il solito ed unico piatto di pastasciutta. Per il siciliano medio, infatti, non cambierà assolutamente nulla.

Se poi entriamo nel dettaglio, leggendo punto per punto il programma elettorale di Cancelleri pubblicato sul suo sito, si trovano proposte che – se non sono inutili – sono del tutto aleatorie. Riportiamone alcuni esempi: 1) “Introduzione nella pratica clinica dell’utilizzo dell’attività fisica per il raggiungimento e il mantenimento dei livelli di attività motoria”; 2) “Introduzione nelle scuole della materia Educazione alla cittadinanza attiva contro le mafie e i poteri occulti“; 3) “Rilancio Brand Sicilia come destinazione unica e non frammentaria”; 4) “Creazione di una struttura amministrativa dedicata ai Giovani e all’innovazione” e così via. Per carità, va bene tutto, ma se l’educazione nelle scuole contro la mafia e poteri occulti o l’introduzione nella pratica clinica dell’attività motoria sono soluzioni per il rilancio della Sicilia, siamo messi proprio male. Il tessuto produttivo industriale ed agricolo siciliano, anche grazie ai vincoli capestro rappresentati dai Trattati europei e dall’euro, è stato letteralmente smantellato soprattutto negli ultimi anni di crisi economica, ma dal Movimento 5 Stelle non è sinora pervenuta alcuna proposta sensata per il suo rilancio, nemmeno quella ad esempio della creazione di una moneta complementare per il rilancio dei consumi locali.

A dare manforte al nuovo Masaniello della Trinacria si è addirittura impegnato personalmente anche il candidato premier del Movimento per le prossime elezioni politiche, Luigi Di Maio – la settimana prossima le “giginarie” peraltro verranno impugnate – ormai da circa due mesi in terra di Sicilia. Tuttavia, farebbe bene Di Maio a tornarsene a Roma per svolgere il ruolo per cui è lautamente pagato dai cittadini italiani, che è quello di Presidente della Camera dei deputati e non di supporter a tempo pieno di un candidato presidente di Regione.

Ma di marketing il M5S se ne intende, non a caso la gestione comunicativa è in mano alla Casaleggio & Associati. Presentarsi con la faccia pulita, al grido di “onestà, onestà”, criticando la presunta disonestà degli avversari fa ancora presa sui cittadini. Ma poi, di contenuti, ce ne sono ben pochi. La Sicilia ha anzitutto bisogno di far ripartire la sua industria e la sua agricoltura, e di valorizzare l’intero suo patrimonio culturale ed artistico. Non ha bisogno né di sensibilizzare la pratica clinica dell’utilizzo dell’attività fisica né di veder insegnare nelle scuole gli strumenti di difesa contro i “poteri occulti”. A supplire alla mancanza di programma potrà provarci solo Grillo, e pare ci stia proprio pensando a ritornare nell’isola negli ultimi giorni della campagna elettorale, segno che il Movimento non ha le gambe per camminare da solo. Segno altresì del fatto che Grillo punta tutto sulla Sicilia.

Dal Blog di Paolo Becchi