Mentre i sinistrati protestano contro il governo gialloverde, mentre si urla al fascismo e al razzismo per gli sbarchi negati per chi qui non può entrare in Italia per legge, mentre ci sono schiamazzi francamente inutili per una propostina di legge che potrebbe concedere ai cittadini 30 minuti al giorno di internet gratuito (legge inutile, d’accordo, ma quale sarebbe lo scandalo resta un mistero), la UE si prepara a sferrare un colpo che, dovesse essere concretizzato, metterebbe in pericolo la libertà di stampa.

Sì, la stessa che semicoltumi vari impegnati a protestare per una via ad Almirante dicono tanto di voler difendere. Una libertà minacciata già dalle varie commissioni e strette sulle presunte fake news (soprattutto se di segno opposto alle narrative dominanti sulla Siria e sulla Russia), parzialmente realizzata da una politica per così dire “ambigua” nella gestione di social network come Facebook, ma ancora non entrata nel vivo.

Alcuni giorni fa la Commissione del Parlamento Europeo ha votato la direttiva Oettinger – Voos sulla tassazione dei link su internet e sulla censura preventiva. A parlare della questione era stato il Sole 24 Ore, tra i pochissimi giornali mainstream a trattare la vicenda: in buona sostanza si tratterebbe di vietare l’ipertesto negli articoli per contenuti qualsiasi che non abbiano una regolare licenza.

Per precisare: non si tratta di film o musica, ma anche di semplici informazioni, anche se regolarmente citate e linkate nel pezzo pubblicato. Gli articoli più discutibili della direttiva sono l’11 e il 13. Il primo disciplina la cosiddetta “tassa sui link”, e per l’appunto la licenza imposta, il secondo sulla censura preventiva: in buona sostanza si tratterebbe di imporre una licenza per ogni link pubblicato sulla propria pagina o sul proprio giornale, combinato con l’imposizione di filtri a colossi come Youtube o Facebook per evitare la circolazione di materiale che può essere coperto da copyright.

Il livello di controllo potrebbe essere così elevato da minacciare anche i semplici meme, ossia le immagini postate con delle frasi spesso ironiche e divertenti sulla maggior parte delle pagine social: l’unica possibilità sarebbe che quella foto fosse di proprietà personale, una cosa ovviamente quasi impossibile che, di fatto, ridurrebbe a zero la possibilità di farne circolare.

La UE, manco a dirlo, smentisce. Il presidente dell’Europarlamento Antonio Tajani ha dichiarato: “La Commissione ha messo in chiaro che i diritti proposti per gli editori non impatteranno sulla capacità della gente di fare link ai siti dei giornali online“.

Del resto, lo stesso Sole 24 Ore sottolineava che sarebbero stati Google e Microsoft a pagare per i materiali pubblicati sulle proprie piattaforme. Ma il filo resta sottile, così come l’inganno. Se per gli utenti sui social non dovrebbero esserci apparenti problemi, in realtà per una testata online come la nostra, insieme a molte altre, questi potrebbero presentarsi in modo drammatico, dal momento che facciamo a tutti gli effetti parte del mondo dell’editoria.

A meno di specifiche precise, nulla potrebbe metterci in distinzione con i “colossi” contro cui gli autori del suddetto provvedimento dicono di volersi schierare. Con la differenza che i suddetti hanno mezzi legali per resistere e, in ogni caso, anche economici per garantire il rispetto di una legge che potrebbe potenzialmente obbligare tutti a dover pagare anche per una semplice citazione regolarmente pubblicata. Il risultato è ovvio: i giganti, in realtà, sopravvivranno, gli altri spariranno, così come la libertà di informazione.

Ci potremmo preparare a un futuro in cui, pur documentando e riportando le fonti di quanto pubblichiamo, come abbiamo sempre fatto fin dalla fondazione del nostro giornale, censura preventiva e link bloccati potrebbero paralizzare la nostra attività. O nella migliore delle ipotesi consentirla a suon di scontri legali, tassazioni, minacce e azioni che potrebbero schiacciarci.

Sulla questione, merita una visione il video di byoblu pubblicato qualche giorno fa dal noto canale Youtube, che sintetizza bene la vicenda:

Ecco cosa succede mentre gli “antirazzisti” di sinistra si preoccupano del fascista e razzista Salvini che non fa sbarcare gran parte (nemmeno tutti) i clandestini in Italia, mentre si pretende di non far censire i rom esattamente come fecero a sinistra anni fa. Ecco cosa succede mentre si polemizza su leggi forse inutili, ma innocue.

C’è una direttiva UE che, se dovesse passare il 4 luglio, condurrebbe un sistema che fino a qualche anno fa non aveva mai avuto bisogno di norme anti-democratiche (semplicemente perché il dissenso non era mai esistito), a potenziali ed esplicite posizioni anti-democratiche.

Nemmeno un accenno, per carità, sulle prime pagine della stampa di massa: Repubblica, Corriere, Huffington Post. Meglio parlare di Salvini che somiglia ad Hitler.

(di Stelio Fergola) – Oltre la Linea