Stati Uniti, Francia e Regno Unito discutono in queste ore su come e quando attaccare la Siria. Iran, Russia e governo siriano attendono. E si preparano a quello che potrebbe essere uno scontro durissimo. Mentre il mondo attende, in un terribile conto alla rovescia, di sapere cosa accadrà realmente.

L’attacco in Siria, se ci sarà, sarà decisivo per molte questioni. Ma adesso è importante comprendere soprattutto quali saranno gli obiettivi dello strike organizzato dalla coalizione occidentale. Soprattutto perché dagli obiettivi sul campo, si comprenderanno i bersagli reali di questo attacco. Perché ci sono diverse guerre che si stanno combattendo in Siria.

Più che un blocco contro un blocco, sembra essere di fronte all’immagine di un film in cui una serie di avversari si incontrano. E ognuno punta la pistola contro il suo nemicoaspettando di essere l’unico a sopravvivere.

L’obiettivo è Assad o lo sono i suoi alleati?

Se, come sostenuto, l’attacco si fonda sul presunto attacco chimico di Douma da parte dell’aeronautica siriana, gli obiettivi non potranno che essere le basi delle forze aeree di Damasco. Luoghi da cui si ritiene che Bashar al Assad abbia fatto partire i bombardamenti e da dove potrebbero ripartire. L’attacco, in buona sostanza, sarebbe come quello di rappresaglia dopo Khan Shaykhun da parte di Donald Trump, ma con un’intensità molto più elevata. Il tutto per abbassare sensibilmente le possibilità che la Siria possa usare l’aviazione contro le roccaforti ribelli (o contro i suoi prossimi nemici).

Ma se gli obiettivi non saranno solo (o affatto) le basi siriane, allora sarà evidente che l’attacco chimico di Douma è solo un pretesto. E in questo senso, bisogna ricordare il fatto che due F-15 israeliani abbiano bombardato la base T-4 vicino Homs, considerata il più grande avamposto dell’Iran in Siria. Un attacco che ha fatto capire subito quale sia la linea rossa che per Israele non deve essere superata: la presenza iraniana.

Ma le agende della politica estera dei Paesi coinvolti in questo attacco non sono perfettamente sovrapponibili. Per Israele l’obiettivo è solo uno, ed è l’Iran. Ma per Stati Uniti, Francia e Regno Unito la questione è diversa. La Russia non è obiettivo secondario. Forse non lo sarà direttamente – impossibile pensare che le forze di Mosca siano obiettivo di eventuali bombardamenti occidentali – ma è chiaro che l’intento sia anche quello di dare un colpo alla leadership russa in Medio Oriente.

Le forze occidentali non hanno obiettivi identici

Londra, dopo il caso di Sergei Skripal, ha palesato la sua esplicita opposizione alla politica russa. E questa spirito anti russo della Gran Bretagna è molto più evidente di quello anti iraniano. Tanto è vero che quando Donald Trump ha detto di volersi ritirare dall’accordo sul nucleare iranianoTheresa May ha sostenuto la bontà di quell’accordo. Per il Regno Unito, dunque, sembra essere Mosca il vero obiettivo. E il fatto che intervenga assieme all’alleato Usa, dimostra che l’accordo tra Washington e Londra si basava proprio su un do ut des che avesse da una parte il sostegno americano nel caso Skripal e dall’altro il supporto britannico contro Bashar al Assad.

La Francia ha un obiettivo molto più a largo spettro: rientrare nella partita mediorientale. Emmanuel Macron non è contrario a trovare un accordo con l’Iran. Tanto è vero che, sotto la sua presidenza, sono stati firmati molti contratti, estremamente ricchi, con la Repubblica islamica. Ma negli ultimi tempi, ha deciso di virare verso una netta contrapposizione. D’altro canto, Macron ha sempre espresso una sua netta opposizione a un certo tipo di politica russa in Europa, ma non ha mai voluto lo scontro frontale. Il suo obiettivo, dunque, sembra essere quello di rinsaldare l’alleanza con gli Stati Uniti, mostrarsi come unico leader militare europeo, e rientrare in Medio Oriente. E proprio per questo, ha puntato tutto sulle prove dell’uso di armi chimiche, senza sviare il discorso.

Gli Stati Uniti sono forse l’unico Paese ad avere due obiettivi di livello paritario in questa guerra: Iran e Russia. Per quanto riguarda l’Iran, l’amministrazione Trump si è caratterizzata da subito per una feroce critica al governo iraniano. E, facendo ciò, ha costruito un’alleanza triangolare che ha gli altri due vertici in Israele e in Arabia Saudita. Questi due Paesi, molto più che verso la Russia, hanno un problema esclusivamente con l’Iran.

Il peso di Israele

Ci sono agende diverse, ma una ha un peso molto rilevante: quella di Israele. E, se ci sarà l’attacco, vedere quali basi saranno colpite svelerà quale avrà avuto un peso maggiore. Se la base T-4 sarà di nuovo oggetti di raid, è evidente che la strategia israeliana avrà avuto un peso maggiore. Benjamin Netanyahu è stato tra i primi a chiedere a Trump di intervenire in Siria. E l’appena insediato John Bolton considera l’Iran la vera minaccia per la strategia statunitense in Medio Oriente. Se gli obiettivi principali saranno la Siria e l’Iran, il peso maggiore lo avrà avuto Israele. In questo sostenuta dagli Usa. Se il fuoco sarà scagliato esclusivamente contro le forze siriane, allora forse Parigi e Londra avranno avuto un peso maggiore di quanto ci aspettasse. E forse anche la Russia.

L’articolo C’è una guerra parallela
dietro le minacce alla Siria
 proviene da Gli occhi della guerra.