Peter Koenig,  Global Research 21 settembre 2017

1. Economia globale e BRICS
Peter Koenig: mettiamo i BRICS in prospettiva: sono naturalmente Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica. Insieme costituiscono quasi il 50% della popolazione mondiale e sono quasi un terzo della produzione economica mondiale o del PIL. Questo solo li rende totalmente indipendenti dall’economia occidentale, dall’occidente, da ciò che chiamo sistema monetario fraudolento basato sul dollaro. E accadrà, accadrà prima di quanto si creda. Tuttavia, con l’attuale struttura politica dei BRICS, la relativa mancanza di coerenza politica ed economica, salvo Russia e Cina, per il momento ciò resta teoria. Se mi permettete, torniamo indietro, all’origine del termine BRIC e a chi lo coniò. All’inizio, il Sudafrica non era ancora membro dell’associazione. Nel 2001, poco dopo l’11 settembre 2001, l’economista capo di Goldman Sachs, Jim O’Neill, inventò il termine BRIC, prevedendo che le economie emergenti di Brasile, Russia, India e Cina, avrebbero superato la cosiddetta economia occidentale entro il 2041. La previsione fu poi riveduta più volte, fino al 2032, e ora, non credo che ci siano previsioni formali ma potrebbe accadere nel 2025 o prima, specialmente con il nuovo mercato del cambio petrolio-yuan/oro che sarà presto aperto a Shanghai. Molti prevedono che questa sia la fine dell’egemonia del dollaro e del petrodollaro. Stranamente ma in modo formidabile, i quattro Paesi BRIC compresero il loro potenziale e presero a guidare gli eventi. Così opera la dinamica, spesso in modo totalmente imprevedibile. Certamente Goldman Sachs e il suo capo-economista non sapevano che ciò avrebbe creato l’avversario più deciso del sistema economico-monetario occidentale. Il primo vertice BRIC si ebbe in Russia nel giugno 2009, data della conferenza per la creazione formale dei BRICS. Nel 2011 i cinque Paesi, Brasile, Russia, India e Cina più Sudafrica erano i cinque mercati emergenti dalla più rapida crescita e nell’aprile 2013 si aggiunse il Sudafrica al gruppo BRIC, creando formalmente i BRICS. Questa è una breve introduzione storica, per dimostrare che l’impulso al BRIC(S) fu effettivamente la fonte occidentale meno probabile, la Goldman Sachs. Nel frattempo, i BRICS lottano contro un’altra realtà. Affinché siano un’alternativa efficace all’economia occidentale o al sistema monetario occidentale, hanno bisogno di una visione politica unita, nonché di un approccio coerente e unificato allo sviluppo economico, distanziandosi dal sistema basato su dollaro. Purtroppo, oggi non è così. Ma ciò non significa che non accadrà. Personalmente, credo che accadrà, richiedendo solo più tempo rispetto al resto del mondo. Brasile e India sono totalmente nelle mani di Wall Street, Banca Mondiale e FMI. Nel caso dell’India, ricordiamo il fiasco monetario dello scorso autunno, quando il Primo ministro Narendra Modi decise di annullare oltre l’80% della moneta circolante come passo per sostituirlo con altre note e digitalizzare l’economia indiana. Non si sa quanti poveri indiani siano morti, chi non ha accesso ai conti bancari, non ha mezzi alternativi per comparsi il cibo. Le piccole imprese fallite, con un impatto importante sull’economia indiana. Altro, molto più disumano, fu l’impatto sui poveri indiani. Ma Modi seguiva il dettato occidentale, di Wall Street e FMI, con un programma per testare la digitalizzazione di una grande economia emergente, attuata dall’USAID. Quanta fiducia merita l’India di Modi nei BRICS? E il Brasile del neoliberista Temer, accusato di corruzione; ha letteralmente consegnato l’economia del Paese agli squali di Wall Street, FMI e BM. Quindi, quando Temer e Modi stringevano le mani agli altri tre aderenti ai BRICS a Xiamen, in Cina, il 4 e 5 settembre, sembrava un club unito solo di nome. Tuttavia, il tema della 9,na conferenza BRICS era “BRICS: partenariato più forte per un futuro più luminoso“. Spero davvero che questo obiettivo sia raggiunto. E sicuramente nel tempo. È importante affrontare un tale evento con spirito positivo e in prospettiva. Forse, secondo la stessa filosofia, prima del vertice di settembre a Xiamen, il Presidente Putin dichiarò qualcosa di cruciale, ma altamente politico e diplomatico: “È importante che le attività del nostro gruppo si basino sui principi dell’uguaglianza, del rispetto delle rispettive opinioni e sul consenso. Nei BRICS, nessuno costringe nessuno. Quando l’approccio degli aderenti non coincide, lavoriamo con pazienza e attenzione per coordinarli. Questa atmosfera aperta e basata sulla fiducia favorisce l’efficace attuazione dei nostri compiti“.

2. Comprendere l’industrializzazione e la Banca di sviluppo dei BRICS
PK: Cominciamo con la Banca di sviluppo dei BRICS, ora chiamata Nuova Banca di Sviluppo (NDB). Ideata al vertice BRICS di Durban nel marzo 2013 e formalmente creata nel 2014 e firmata col trattato del luglio 2015. Secondo l’accordo, la Banca di sviluppo dei BRICS, come fu chiamata la prima volta, ora NDB, istituiva un “paniere di valute di riserva” da 100 miliardi di dollari USA. Ognuno dei cinque Stati aderenti doveva assegnare una quota uguale per il capitale iniziale di 50 miliardi di dollari, da ampliare successivamente a 100 miliardi. I contributi per Paese sono stati: Brasile, 18 miliardi di dollari, Russia 18 miliardi di dollari, India 18 miliardi di dollari, Cina 41 miliardi di dollari e Sudafrica 5 miliardi di dollari. Il problema è che il capitale iniziale e il Contratto di riserva di contingenza (CRA) da 100 miliardi di dollari sono stati istituiti in dollari statunitensi. Come possono rompere il sistema monetario del dollaro occidentale, se il loro contributo è basato sul dollaro? Inoltre, Sudafrica e Brasile sono fortemente indebitati, in dollari statunitensi. Il debito attuale del Sudafrica è superiore al 50% (153 miliardi di dollari USA) del PIL, situandosi quasi sui 300 miliardi. Per rispettare il contributo al CRA denominato in dollari, Brasile e Sud Africa potrebbero prendere prestiti da dove? Wall Street e FMI, in quanto il CRA è un fondo di riserva in dollari. Ciò lega questi Paesi ancor più ai dollari, alla FED e alle organizzazioni di Bretton Woods, anziché liberarle da tale situazione. Tra parentesi, l’interesse del Sudafrica sul debito estero di 153 miliardi di dollari era circa 5 miliardi (2016). Il debito estero è quasi il 52% del PIL di quasi 300 miliardi di dollari. I pagamenti del debito di 5 miliardi di dollari sono superiori alla spesa del Paese per l’istruzione terziaria (4,6 miliardi di dollari). Questo è anche un buon motivo per staccarsi dal sistema monetario basato sul debito e, come originariamente pianificato dai BRICS, migrare verso un sistema di pagamento monetario e internazionale simile a quello già introdotto dalla Cina. Il Sistema di pagamento internazionale cinese (CIPS).
Sull’industrializzazione, la NDB certamente contribuirà a stimolare l’industrializzazione nei Paesi BRICS, ma anche tra i Paesi BRICS e fuori dai BRICS, aumentandone il commercio. Attualmente la NDB ha approvato sette progetti di investimenti nei Paesi BRICS, per 1,5 miliardi di dollari. Quest’anno, la NDB dovrà approvare un secondo pacchetto di progetti di investimento da 2,5 a 3 miliardi di dollari in totale. Sebbene non sia chiaro quale impatto appaiono questi progetti, l’idea originale della NDB era sostenere progetti infrastrutturali ed energetici nei Paesi BRICS. Vi è grande necessità di infrastrutture e produzione di energia indipendente. Naturalmente, infrastrutture e sviluppo energetico, significano anche industrializzazione e commercio.

3. Diversificazione economica
PK: Una solida cooperazione BRICS, così come una propria banca di sviluppo, probabilmente attireranno, grazie alla leva NDB, nuovi investimenti. Questo è uno degli obiettivi discussi al vertice di Xiamen. La quantità è difficile prevedere, ma il Premier Modi ha parlato di un aumento previsto del 40% nei prossimi anni. Ma anche se l’India o qualsiasi Paese BRICS riceverà investimenti esteri, sarà difficile discernere quali investimenti sono direttamente correlati alla Nuova Banca dei BRICS, come espressamente detto a Xiamen. Più importante è la diversificazione degli investimenti, così come il relativo commercio. Attualmente vi sono diversi Paesi su una, la chiamo così, “lista di attesa” dell’adesione ai BRICS. Ad esempio, sono menzionati Corea del Sud e Messico (membri dell’OCSE), Indonesia, Turchia, Argentina. Il commercio tra i mercati emergenti e quelli in via di sviluppo è già cresciuto più rapidamente del “commercio medio globale” su cui l’OMC impone norme. Potrei immaginare che il commercio, e quindi la diversificazione, tra i Paesi BRICS, o meglio, nel blocco BRICS allargato possa esplodere. Sarebbe una sorta di “globalizzazione” con la maggior parte delle barriere commerciali rimossa, un’economia orientata alla pace che punta al benessere dei popoli, piuttosto che di un’élite, e naturalmente un’economia che non lavori per l’industria bellica, come l’economia occidentale basata sul dollaro. Perciò, sarà importante che i BRICS si stacchino dall’economia basata sul dollaro occidentale e alla fine dispongano di una propria valuta. Al summit di Xiamen questo è stato discusso. I cinque aderenti hanno deciso di “promuovere e sviluppare i Mercati dei Bond in Valuta Locale dei BRICS e stabilire congiuntamente un Fondo dei Bond in Valuta Locale dei BRICS, per contribuire alla sostenibilità del capitale finanziario nei BRICS e lo sviluppo dei loro mercati obbligazionari nazionali e regionali”. Ciò è abbastanza vicino all’euro prima che diventasse denaro fiat, cioè l’unità monetaria europea (ECU) poi convertita in euro virtuale, prima del gennaio 2002, quando l’euro divenne carta e il dollaro denaro fiat. Ormai sappiamo che gli Stati Uniti hanno guidato tale cambio europeo, promuovendo l’euro col dollaro USA, in modo assolutamente insostenibile come valuta unitaria di un gruppo di Paesi che non hanno interessi, obiettivi politici e una Costituzione comune. Il loro unico denominatore comune è la NATO, la loro guida permanente alla guerra. Sin dall’inizio era chiaro che tale progetto sarebbe fallito. Speriamo che, e credo, i BRICS imparino la lezione da tale fallimento, solo con un forte legame che comprenda obiettivi a lungo termine, politico-economico e difensivo, una moneta comune può prosperare. A Xiamen, anche i BRICS hanno istituito la strategia per la “Partnership economica dei BRICS ed iniziative relative ad aree prioritarie come commercio ed investimenti, produzione e lavorazione dei minerali, connettività infrastrutturale, integrazione finanziaria, scienza, tecnologia e innovazione e tecnologia dell’informazione e della comunicazione (ICT), tra l’altro“. Tutto questo per una crescita globale sostenibile, equilibrata e inclusiva. Questa strategia è già indicativa di un diverso approccio allo sviluppo rispetto a quello monetario alla base dell’Unione europea.

4. Commercio tra BRICS e dollaro
PK: Sarà interessante vedere l’emergere, a medio termine, della piena integrazione tra i Paesi dell’Organizzazione di Cooperazione di Shanghai (SCO) e dei BRICS. Molti Paesi aderiscono già ad entrambe le associazioni; per esempio, Russia e Cina, e recentemente anche l’India ha aderito alla SCO, che comprende anche la maggior parte dell’Asia centrale, le repubbliche ex-sovietiche e anche Iran e Pakistan. Lo SCO ha già un obiettivo comune a lungo termine, nello sviluppo economico, nella visione politica e nella strategia della difesa. Al recente Forum economico orientale (EEF) di Vladivostok, il Presidente Putin e il Presidente Xi annunciavano la fusione tra Unione economica eurasiatica (UEE) e Nuova “Via della Seta”, chiamata anche “One Belt One Road” (OBOR) o “OBI”, One Belt Initiative. Dato che l’OBI è guidata in gran parte dalla SCO, cioè dalla Cina, ciò significa anche che i Paesi dell’Unione economica eurasiatica fanno parte della SCO. Immaginate il potere economico dei gruppi SCO, UEE e BRICS uniti… La supremazia occidentale sarà roba del passato. Ciò significa commercio mondiale, ma senza l’egemonia del dollaro, senza sistemi economici e monetari che consentano a Washington d’imporre “sanzioni”, aggressioni illegali a Paesi che rifiutano di seguirne il dettato. È il culmine di tale crimine finirà ripristinando il diritto internazionale, oggi completamente obliterato da Washington. Oggi è chiaro agli economisti più progressisti che il futuro è ad Est; l’occidente si è praticamente suicidato con le sue continue guerre per avidità, dominio e mancanza di rispetto per i popoli che pagano le guerre dell’imperialismo occidentale.

5. Banca di sviluppo BRICS e Banca mondiale
PK: Sì, l’idea originale era, e spero sia ancora, che la Nuova Banca di Sviluppo dei BRICS possa competere con BM e FMI. In altre parole, applicare politiche economiche non neoliberiste e con prestiti che non impongano l’austerità che, come sappiamo, sono devastanti per lo sviluppo economico, ma promuovano lo sviluppo delle popolazioni, mirando a una distribuzione più equa di reddito e ricchezze. Ma non è ancora così. Come già accennato, il problema è che il capitale iniziale della Banca BRICS e il Contratto dei contingenti di riserva (CRA) sono in dollari statunitensi. Inoltre, come già detto, Sudafrica e Brasile sono fortemente indebitati, in dollari USA, un legame difficile da spezzare. Ma non impossibile! Lo stesso vale per l’AIIB, il cui capitale attualmente è di 100 miliardi di dollari USA, e di cui circa 18 versati. È probabile che NDB e AIIB collaborino in futuro, spezzando la presa di BM e FMI. Per farlo, entrambi devono staccarsi completamente dall’economia del dollaro, e accadrà, forse presto, con l’attuazione del cambio sul petrolio di Shanghai, dove il commercio sarà senza dollari USA ma in yuan cinese convertibile in oro. Una possibile soluzione è un paniere di valute SCO-BRICS simile al SDR (Special Drawing Rights) del FMI, che attualmente consiste in 5 valute: dollaro statunitense, sterlina inglese, euro, yen e da ottobre 2016 anche yuan cinese. Ciò può iniziare come valuta virtuale per il commercio estero, mentre ogni Paese conserva il proprio sistema monetario. Appare un futuro più brillante.

Peter Koenig è un analista economico e geopolitico. È anche un ex-dipendente della Banca Mondiale ed ha lavorato nel mondo dell’ambiente e delle risorse idriche. Ha tenuto conferenze presso le università di Stati Uniti, Europa e Sud America. Scrive regolarmente per Global Research, ICH, RT, SputnikPressTV4.th Media (Cina), TeleSURSaker e altri siti internet. È autore di Implosione – thriller economico su guerra, distruzione ambientale e avidità aziendale, basato su fatti e su 30 anni di esperienza nella Banca Mondiale. È anche coautore di Ordine Mondiale e Rivoluzione!- Saggi sulla Resistenza.

Traduzione di Alessandro Lattanzio