Gli italiani che vivono sotto il livello di povertà assoluta sono triplicati nell’ultimo decennio mentre il paese non riesce a uscire dalla recessione. I poveri assoluti, coloro incapaci di acquistare i beni e servizi basilari, hanno raggiunto la cifra di 4.7 milioni lo scorso anno contro i 1.7 milioni del 2006, dichiara l’ISTAT.

Significa ben il 7.9% della popolazione, molta della quale concentrata nelle regioni del sud. Mentre l’Italia affrontava la recessione più lunga dai tempi della Seconda Guerra Mondiale tra il 2008 e il 2013, più di un quarto della produzione industriale si è vaporizzata. Nello stesso periodo è aumentata la disoccupazione fino al 13%, dal 5.7% del 2007. A maggio 2017, la disoccupazione era al 11.3%. Per decenni la popolazione italiana ha subito un grosso calo di fertilità, solo 1.35 bambini per donna contro la media europea di 1.58. “Il rapporto sulla povertà mostra perché non bisogna stupirsi del fatto che vi siano poche nascite”, dichiara Gigi De Palo del Forum delle Associazioni Familiari. “Fare un figlio significa diventare poveri, sembra che in Italia i bambini non siano visti come una ricchezza”. Il numero di poveri assoluto è cresciuto molto tra i giovani, aumentando del 10% per le persone tra i 18 e i 34 anni, ed è invece calato del 3.8% tra gli ultrasessantacinquenni. All’inizio di quest’anno il parlamento italiano ha approvato un nuovo ammortizzatore sociale chiamato “reddito di inclusione”, il quale rimpiazzerà le altre forme di sostegno al reddito. Beneficerà circa 400.000 famiglie per un totale di 1.7 milioni di persone, come riportato da Il Sole 24 Ore. Il progremma è finanziato con 2 miliardi di Euro quest’anno, e dovrebbe aumentare a 2.2 miliardi nel 2018.

Gli individui in poverà relativa, calcolata sui consumi annui, sono oggi 8.5 milioni: il 14% della popolazione, in buona parte famiglie numerose e indivuidui con meno di 34 anni.

(Da Bloomberg – traduzione di Federico Bezzi) – Oltre la Linea